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2014

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DOHA (QATAR) – Festa grande a Napoli per la vittoria della Supercoppa italiana, la prima giocata negli Emirati Arabi, a Doha, capitale del Qatar. Gli azzurri, detentori della Coppa Italia, hanno avuto la meglio contro gli eterni rivali della Juventus, che si erano aggiudicati lo Scudetto. Nel corso della partita non sono mancate le emozioni. Già al 5° minuto, complice un grottesco errore difensivo di Albiol e Koulibaly, scontratisi tra loro mentre cercavano di rinviare un pallone innocuo, la Juventus passa in vantaggio grazie a Tevez, lanciato solo contro l’incolpevole Rafael. Da questo momento in poi, però, si assiste a un monologo partenopeo, con i bianconeri che si limitano a difendere senza riuscire a superare la metà campo, aiutati anche dalla fortuna quando prima Hamsik e poi Higuaìn colpiscono due legni a Buffon battuto. Gli sforzi dei napoletani vengono però ricompensati al 68°, quando De Guzman (preferito inizialmente all’acciaccato Mertens) si invola sulla sinistra e crossa per il colpo di testa del Pipita, che pareggia i conti. I tempi regolamentari si chiudono quindi sull’1-1 e nei supplementari la Juventus torna in campo molto più motivata, credo più occasioni di tutti i precedenti 90 minuti e passando in vantaggio con una splendida azione al limite dell’area targata Pogba-Tevez. Ma, come successo nel primo tempo, il Napoli reagisce rabbiosamente e raggiunge il 2-2 a soli due minuti dalla fine, grazie alla zampata di Higuain dopo una mischia in area juventina. Si arriva, quindi, alla lotteria dei rigori: dopo i primi due sbagliati da Jorginho e Tevez, una serie di 10 rigori perfetti sarà interrotta ai vantaggi dagli errori di Martens, Chiellini, Callejòn e Pereyra. Al 9° tiro dal dischetto per il Napoli si presenta Koulibaly, che colpisce il palo interno alla destra di Buffon e segna, mentre il successivo rigore tirato da Padoin viene parato con un grandissimo colpo di reni da Rafael, regalando la vittoria finale ai partenopei.

Si tratta della terza Supercoppa italiana giocata da Napoli e Juventus: nel 1990 finì 5-1 per gli azzurri, mentre nel 2012 la sfida dei veleni vinta dai bianconeri 4-2 ai supplementari.

Stroncata da un male incurabile. Cosi’ il cinema nostrano perde uno dei suoi più indiscussi talenti.

L’8 novembre scorso aveva festeggiato i suoi 78 anni, amari,senza l’uomo della sua vita, scomparso  nel 2013. L’attrice originaria di Ancora, icona di bellezza e di stile, nel corso della sua sfolgorante carriera, ha ricevuto numerosi premi tra cui due David. un nastro d’argento oltre ad esser stata Premiata alla Mostra del Cinema di Cannes.

La carriera

Virna Pieralisi (questo il suo vero nome) aveva mosso i primi passi nel cinema all’età di 14 anni, all’inizio degli anni ‘50, nelle cosiddette pellicole «strappalacrime». Era una ragazza di tale bellezza che lei stessa successivamente ricorderà: «Se sei bello la vita è più facile. Da piccola a scuola ero un disastro, ma la maestra diceva a mia madre: “Che le importa signora, sua figlia è talmente bella». A metà degli anni ‘50 i primi ruoli in film di un certo rilievo come «Lo scapolo» di Antonio Pietrangeli con Alberto Sordi. La grande popolarità arriva però paradossalmente con la tv, grazie ad un storico sceneggiato televisivo Rai «Ottocento» con Sergio Fantoni e lea Padovani. Il 25 aprile del 1960 sposa l’allora presidente della Roma, l’architetto e costruttore Franco Pesci, che sarà il grande amore della sua vita, da cui ebbe il figlio Corrado, nato nel 1962.Virna_Lisi_giovane

La vita familiare non ferma la sua carriera che prosegue in tv prima e al cinema poi, senza dimenticare il teatro. Un grande del palcoscenico come Giorgio Strehler (e già negli anni ‘60 Strehler era considerato un’autorità del settore) la chiama per la parte di protagonista nei «Giacobini» di Federico Zardi, per il quale ottiene al Piccolo di Milano un lusinghiero successo. A teatro lavora anche con Michelangelo Antonioni e Luigi Squarzina. Ma il cinema resterà sempre al centro del suo progetto artistico. Forse la sua pellicola migliore resta «Signore & Signori» del 1966 di Pietro Germi che vinse la Palma d’Oro a Cannes. In quello stesso periodo firma un contratto con la Paramount e si trasferisce a Hollywood. Qui recita accanto ad attori del calibro di Lemmon e Tony Curtis, ma successivamente dirà di non avere un buon ricordo di quel periodo, in quanto spesso veniva confinata nel ruolo della bella bionda. Certo, la sua carriera avrebbe potuto essere coronata da un successo planetario se non avesse rifiutato due ruoli che le avrebbero dato ulteriore notorietà, come la parte della bond-girl in «Dalla Russia con amore» del 1963 e quello di protagonista in «Barbarella», ruolo poi andato a Jane Fonda.
Dal 1964 al 1970 la carriera della Lisi è frenetica: è nel cast di «Le bambole» di Dino Risi, con Nino Manfredi; «La donna del lago» di Luigi Bazzoni; «Oggi, domani e dopodomani» di Eduardo De Filippo, e «Casanova 70» di Mario Monicelli, entrambi con Marcello Mastroianni; «Una vergine per il principe» di Pasquale Festa Campanile, con Vittorio Gassman; «Signore e signori» di Pietro Germi; «La ragazza e il generale» di Festa Campanile, con Rod Steiger; «La venticinquesima ora» di Henri Verneuil, con Anthony Quinn; «Tenderly» di Franco Brusati; «Arabella» di Mauro Bolognini; «Il segreto di Santa Vittoria» di Stanley Kramer, con Anna Magnani; «L’albero di Natale» di Terence Young, con William Holden; «La statua» di Rod Amateau, con David Niven; «Barbablu’» di Luciano Sacripanti, con Richard Burton.Virna_Lisi_cropped

Successivamente la sua figura fu meno centrale per il cinema italiano. Tuttavia ebbe l’intelligenza di spaziare dal cinema d’autore, ricordiamo «Al di là del bene e del male» di Liliana Cavani del 1978, a quello nazional-popolare come «Sapore di mare» dei Vanzina del 1983. Paradossalmente infatti, dopo i 40 anni, il giudizio della critica su di lei mutò e da attrice «solo bella» si inizio a comprendere che era dotata anche di grande talento. A partire dalla metà degli anni ‘80 Virna Lisi infatti si rilancia grazie ad alcune significative prove offerte in sceneggiati televisivi («Se un giorno busserai alla mia porta»; «E non se ne vogliono andare»; «E se poi se ne vanno?»; «I ragazzi di via Panisperna»). Sotto la guida di Luigi Comencini è in «Buon Natale, Buon anno» (1989), con cui conquista il Nastro d’argento. Con l’interpretazione di Caterina De’ Medici nella «Regina Margot» (1994) di Patrice Che’reau vince il Nastro d’argento ed il premio come miglior attrice a Cannes. Seguono «Va’ dove ti porta il cuore» (1996), la mini serie TV «Deserto di fuoco» (1997), ed i film TV «Cristallo di rocca» (1999) e «Balzac» (1999). Tra i suoi ultimi lavori: «Le ali della vita» (2000, con Sabrina Ferilli), «Un dono semplice» (2000, con Murray Abraham), «Il più bel giorno della mia vita» (2002, con Margherita Buy e Luigi Lo Cascio). Continuerà a lavorare praticamente fino alla morte, l’ultima fiction, «Madre aiutami», è del 2014.

fonte: Corriere della Sera

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