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MANINE TRICOLORI!

Il lavoro di gruppo ed i lavoretti dei bimbi della 4° sezione per il 17 marzo 

Alla luce delle esperienze delle celebrazioni del 150° anniversario dell’Unità d’Italia, in cui gli alunni con i loro insegnanti sono stati protagonisti assoluti per numero, qualità e creatività di proposte, il 17 marzo di ogni anno si celebra la “Giornata dell’Unità nazionale, della Costituzione, dell’Inno e della Bandiera”. Una grande festa in occasione della ricorrenza del giorno in cui è stato proclamato il Regno d’Italia. Il 17 marzo 1861, approdo di un lungo e difficile percorso di unificazione nazionale e allo stesso tempo inizio della nostra Storia comune. La ricorrenza è stata istituita come festività civile, il 23 novembre del 2012 con la legge n. 222, con l’obiettivo di ricordare e promuovere i valori di cittadinanza e riaffermare e consolidare l’identità nazionale attraverso la memoria civica. Per le scuole di ogni ordine e grado, sono previsti dall’art. 1 percorsi didattici, momenti di riflessione, iniziative ed incontri celebrativi. Iniziative che hanno il fine di far conoscere gli eventi e il significato del Risorgimento, nonché di meditare sulle vicende che hanno condotto all’Unità nazionale, alla scelta dell’Inno di Mameli e della bandiera nazionale e all’approvazione della Costituzione, anche alla luce della storia europea. Il comma 2 prevede l’insegnamento dell’Inno di Mameli e dei suoi fondamenti storici e ideali. La scuola infatti è più di ogni altra istituzione il luogo deputato al consolidamento di radici e principi comuni per la formazione e l’evoluzione dell’unità nazionale, per mantenere vivo lo spirito condiviso dell’identità nazionale.

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Il lavoro di gruppo dei bimbi della 3^ sezione  

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Il lavoro di gruppo dei bimbi della 1^ sezione italia IMG_20160308_145029

                                                                                                                                       

 

Il progetto vuole proporsi come un’attività nella quale i bambini vengono stimolati ad utilizzare i propri sensi per mettersi in “contatto con la natura” e sviluppare abilità diverse, quali l’esplorazione, l’osservazione e la manipolazione.

L’attività manuale all’aperto, come la realizzazione dell’orto, la coltivazione di piante aromatiche e di fiori, dà la possibilità al bambino di sperimentare in prima persona gesti e operazioni e osservare che cosa succede attraverso l’esperienza diretta, acquisendo le basi del metodo scientifico.

Ed ecco come appariva il nostro giardino prima di cominciare …

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 Ma dopo aver finito è tutta un’altra cosa!

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I ragazzi delle classi terze del nostro Istituto, accompagnati dai professori di scienze e tecnologia sono stati impegnati in una visita guidata alla centrale idroelettrica di Presenzano.    12670790_560050350816083_2238657591186046686_n12794518_560050444149407_1149589972739404363_n  10171806_560050314149420_635135400704866916_n2 3 4 5

Il funzionamento della centrale è stato prima illustrato con un plastico e poi con dei filmati in una sala video.

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Ubicata nella vallata del Volturno, principale fonte di risorsa idrica, la centrale idroelettrica si trova tra le province di Caserta e Isernia ed ha una sostanziale importanza nella produzione di energia.

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CENTRALE IDROELETTRICA DI PRESENZANO

FOTOREPORTERS:

Francesca Menditti – Ilaria Ventriglia – Luigi Rauccio – Elisabetta Micco

 

 

Una mattina Illary Smith arrivò sull’ uscio della porta dello studio di Hilton Smith, suo patrigno. Illary Smith era una ragazza molto vivace, con dei bei capelli lunghi, color rosso ciliegia, che portava sempre raccolti in uno chignon. <Papà apri!!>, urlava Illary, ma da quella stanza proveniva solo silenzio. Illary incominciò a inquietarsi, così chiamò sua madre, la Signora Elsie Smith, moglie di Hilton Smith, bella e giovane donna truccata, sempre con un bel rossetto rosso. Insieme riuscirono ad irrompere nello studio, lì videro una scia di sangue che portava a una cadavere, quello di Hilton Smith. Chiamata la polizia, venne esaminato il cadavere e il luogo dove era avvenuto il delitto. George Oliver, investigatore, e il suo assistente Thomas Baker dichiararono che la morte del Signor Smith era stata causata da una coltellata al cuore. Indagando, George Oliver e il suo collaboratore trovarono tracce di liquido sui resti dei carboni nel camino, un rossetto rosso per terra, vicino alla finestra e dei documenti circa l’eredità sparsi per la camera. Sebbene le prove e gli indizi non erano sufficienti per arrivare all’artefice di quella tragedia, bisognava andare a parlare con i familiari della vittima per cercare di capire il movente e arrivare all’assassino.

<Allora, Signora Smith>, disse l’investigatore, <ci vuole raccontare dov’ era ieri sera?>. Elsie lo guardò con disprezzo poi rispose: < Credete che io abbia ucciso mio marito? Non sono stata io!> Oliver non andò oltre e come ultima cosa aggiunse: <Possiamo ispezionare le vostre camere?> La signora Smith con aria offesa rispose: < Sì certo, io non ho niente da nascondere.> <Vedremo> aggiunse l’ispettore. Nella camera di Illary trovarono un astuccio di un rossetto rosso, identico a quello ritrovato sulla scena dell’omicidio. Nella camera di Elsie trovarono degli abiti da uomo molto consumati sui quali vi erano delle macchie presumibilmente di sangue. Dentro quegli indumenti c’era stampato il nome di Jhon Harker, cugino di Elsie Smith, uno scienziato squattrinato, incapace di finanziare economicamente le sue ricerche. L’uomo era sull’orlo di un disastro pronto anche al suicidio. I due agenti entrarono di nascosto nello studio dello studioso. Tra le tante cose strane trovarono dei cubi incastrabili tra di loro come delle formine. All’ improvviso Oliver gridò, contento al suo compagno: < Ho capito. Ora so chi è l’assassino e cosa lo ha spinto ad uccidere>. I due agenti fecero riunire nel salotto della casa Smith tutti gli indiziati. Il detective George Oliver, con un sorriso stampato sulle labbra, incominciò a raccontare i fatti così come li aveva immaginati e ricostruiti. < Vedete gli omicida si trovano in questa stanza. Indagando ho scoperto che l’enorme capitale del defunto Hilton Smith sarebbe andato, alla sua morte, a Illary e non a sua moglie. Perquisendo la camera di Illary ho trovato una confezione di rossetto identica a quella lasciata nella camera della signora Smith, c’erano poi gli indumenti di John Harker, tutti indizi che ci hanno spinto a perquisire anche lo studio dove sono state trovate le due formine. John Harker ed Elsie Smith venendo a conoscenza dell’eredità lasciata a Illary hanno deciso di eliminare Hilton Smith, incastrando Illary con la falsa pista del rossetto usato da Elsie, per questo lasciato nella sua stanza. Illary finendo in carcere avrebbe perso l’eredità che sarebbe andata a Lady Smith, la quale avrebbe potuto continuare a finanziare le ricerche del suo scienziato.

L’arma del delitto? Semplice!!

Un coltello di ghiaccio, realizzato incastrando le due formine e fatto sciogliere poi nel camino dove sono state trovate le tracce di vapore acqueo. I due cugini tra l’altro avevano una relazione sentimentale che Hilton Smith aveva scoperto e per questo motivo aveva minacciato di ripudiare la moglie e di lasciarla senza il becco di un quattrino. Così i due killer, senza alcuno scrupolo, hanno ucciso il signor Smith e sciolto con estrema facilità l’arma sul camino, architettando una falsa prova per depistare gli inquirenti. Infine hanno chiuso a chiave la porta dello studio come se nulla fosse accaduto>.

ADA SIGNORE cl. 2^ sez. B

C’era una volta una volpe di nome Timmy, curiosa e astuta. Un giorno decise di andare in cerca di avventura. Si allontanò dal bosco in cui viveva…cammina e cammina arrivò in una foresta e si accampò per la notte, sotto un albero piuttosto grande. Il mattino seguente, proseguendo il suo viaggio, giunse ad una collina strapiena di fiori, lì c’era un leone che si vantava di essere il più forte e il più coraggioso tra tutti gli altri leoni presenti nella foresta, per questo ne era il re. Gli abitanti erano intimoriti da lui. La volpe, quando lo vide, rimase incantata dalla sua bellezza e imponenza. Decise quindi di porsi al suo servizio.

Il leone però aveva un fratello, che era stato re prima di lui, ma era scomparso da alcuni mesi, ormai. Si diceva che suo fratello lo avesse eliminato per essere lui il re. Un giorno la volpe andò ad esplorare nuovi posti, dato che era il suo giorno di riposo…quando d’improvviso calpestò un enorme sasso…e sentì gridare:<<Aiuto!>>. Seguì la voce e sotto il sasso vide un pozzo, dentro c’era un leone, era il vero re. Lo aiutò ad uscire e insieme tornarono nella foresta. Realmente il re legittimo era stato tenuto prigioniero dal fratello usurpatore. Il vero re raccontò agli animali della foresta cosa era accaduto e, quando apparve l’impostore, i due leoni si affrontarono in un combattimento all’ultimo sangue. L’usurpatore chiese alla volpe di aiutarlo, con un inganno, a sconfiggere il fratello, in nome del loro rapporto di amicizia, ma la volpe si rifiutò e si schierò dalla parte dell’altro leone, più giusto e onesto. Lottarono fino alla morte, si alzò vincitore il vero re leone, sconfiggendo il fratello malvagio. Egli fu il vero re, amato e stimato da tutti, e proclamò la volpe guardia ufficiale del re. La morale è che bisogna essere molto attenti e non fidarsi delle apparenze.

CHIARA LOMBARDI cl. 1^ sez. B

C’era una vota un bambino che diceva sempre bugie, il suo nome era Bart ma veniva chiamato B.B. (la prima B stava per bugiardo). Un giorno si addentrò nel bosco, nonostante tutti lo avessero sconsigliato, perché si diceva vi fosse una creatura mostruosa. Bart, curioso e impavido, si avventurò comunque; vide una grotta, vi entrò e trovò quella creatura. La creatura parlò e disse:<<Io sono Uberjackal, che ci fai qui misero umano, questo è un posto proibito a voi, esseri inferiori, va via!>>. B.B, spaventato, se ne andò. Tornato al paese raccontò a tutti che la creatura esisteva veramente e che gli aveva parlato, ma nessuno gli credette perché sapevano che era un bugiardo.

B.B. ritornò nel bosco, affranto per l’umiliazione di non essere stato creduto, proprio quando aveva detto la verità; era davvero disperato, per la prima volta aveva avuto la consapevolezza di essere deriso dalla comunità. Nel bosco la grotta non c’era, al suo posto trovò una spada fatta con i materiali più resistenti che esistevano, era avvolta dalla luce. Dalla spada uscì una fatina che disse:<<Questa è la spada della Luce, tu la userai per sconfiggere Uberjackal, solo così i tuoi compaesani ti rispetteranno, perché li libererai da un imminente pericolo: Uberjackal ha distrutto molti villaggi e ha intenzione di fare lo stesso con il tuo!>> B.B accettò. La fatina gli disse:<<Dovrai superare la Rupe del Terrore, attraversare il Fiume di mai più e infine salirai sul Monte Lucente. Buona fortuna, ragazzo mio!>>. B.B. si incamminò con la sua nuova spada. Arrivò alla Rupe del Terrore e vide un dragone. Il dragone lo attaccò, ma lui, lo sconfisse e continuò senza disperarsi. Sconfisse anche i mostri delle altre due prove. Lì incontrò Uberjackal, ci fu una lotta epica, ma alla fine B.B vinse e potò al villaggio il corpo del mostro. I cittadini lo acclamarono come un eroe e la smisero di chiamarlo B.B. Da quel giorno Bart ebbe tanti amici e, soprattutto, non raccontò mai più bugie.

Simone Cipriano GIORDANO 1^ B

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