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ROMA – Domani, sabato 31 gennaio, si terranno le votazioni decisive in parlamento per eleggere il nuovo presidente della repubblica, grazie al quorum che scende dai due terzi al 50% più uno. Il grande favorito è Sergio Mattarella, sostenuto del centrosinistra (Partito Democratico e SEL), ma su cui potrebbero convergere anche i voti dei centristi, di NCD di Alfano e degli ex-grillini. Ma chi è Sergio Mattarella?

Nato a Palermo 74 anni fa, è famoso per il Mattarellum, la legge elettorale che combinava collegi uninominali e proporzionale rimasta in vigore fino all’approvazione del Porcellum del leghista Calderoli. Entra in politica con la Democrazia Cristiana rinunciando alla carriera universitaria dopo l’omicidio da parte della mafia del fratello Piersanti, allora presidente della regione Sicilia. Eletto parlamentare nel 1983, viene inviato in Sicilia l’anno seguente per risanare il partito dopo gli scandali legati alle collusioni con la mafia. Nel 1990, mentre è ministro dell’istruzione nel governo De Mita, si dimette per protesta contro l’approvazione della legge Mammì, che sanava la posizione irregolare delle tre televisioni di Berlusconi, violando ancheuna direttiva comunitaria. Uscito indenne da tangentopoli, dopo il crollo della DC passa nei Popolari, che diventano poi Margherita, per poi essere tra i fondatori del Partito Democratico. Diventa ministro della difesa nel 1999 ed è il firmatario dell’abolizione della leva obbligatoria. Nel 2008 decide di non ricandidarsi al parlamento ed ritirarsi dalla politica. Nel 2011 viene eletto giudice della corte costituzionale e già nel 2013 Pierluigi Bersani propone il suo nome alla presidenza della repubblica.

ATENE – Secondo gli exit-poll Syriza, partito di sinistra guidato da Alexis Tsipras, ha vinto le elezioni in Grecia e stando alle proiezioni si avvicinerebbe ad ottenere addirittura la maggioranza assoluta dei seggi parlamentari. Entrano nel parlamento ellenico anche i neonazisti di Alba Dorata, accreditati tra il 6,4% e l’8%, diventando il terzo partito del Paese. E’ questa la risposta dei cittadini greci ad anni di crisi economica e alle misure imposte dalla Troika (Commissione Europea, Banca Centrale Europea e Fondo Monetario Internazionale) per evitare il default.

La prima reazione ufficiale è quella del presidente della Bundesbank,  Jens Weidmann, che fa intendere la volontà tedesca di non cedere al dialogo, richiamando la Grecia al rispetto gli impegni internazionali prima ancora che il nuovo governo venga formato.

Ma questa vittoria rappresenta davvero un pericolo per l’euro? Nel programma elettorale di Tsipras non si parla mai di uscita dalla moneta unica e più del 70% dei Greci sono d’accordo con lui. Ci sono, invece, il taglio del debito da trattare con l’UE,  l’aumento delle pensioni e degli stipendi, il taglio delle tasse. Tutte misure che Syriza ritiene “emergenze umanitarie”, ma che significheranno un duro scontro con la Germania e il fronte europeo dell’austerità .

MILANO – Invenzioni e prodotti rivoluzionari annunciati in pompa magna su tutti i giornali del mondo, ma di cui oggi se ne sono perse le tracce o quasi: sono moltissimi i casi di “rivoluzioni” tecnologiche previste dagli esperti si rivelano poi dei clamorosi fallimenti.

Segway
Segway

Uno dei casi più famosi è sicuramente il Segway, il monopattino elettrico presentato alla stampa nel 2001 e etichettato come la rivoluzione del secolo nel mondo dei trasporti urbani. L’inventore (morto nel 2007 proprio mentre guidava un Segway) prevedeva di venderne 100.000 esemplari entro il 2003, ma dopo due anni solo 6.000 prodotti avevano lasciato i negozi.

Google Glass
Google Glass

Sorte simile sembra dover toccare anche ai Google Glass, gli occhiali smart del colosso americano che avrebbero dovuto lanciare la realtà aumentata nella vita di tutti i giorni. Gli esperti avevano elaborato stime nell’ordine dei milioni di pezzi venduti nel 2014, ma niente di tutto ciò è avvenuto. Dopo i pochi esemplari distribuiti come prototipi (e al costo di 1500$) negli USA, lunedì prossimo verrà ritirata dal mercato la prima serie commerciale chiamata “Explorer”.

Segway e Google Glass sono però in ottima compagnia. Sembrano essere tornata nell’oblio anche la Google Car, l’auto che si guida da sola, provata anche dal premier Renzi e prevista in produzione forse nel 2020. Stessa sorte per Oculus Rift, i visori per la realtà virtuale, la cui società produttrice è stata acquistata da Facebook per due miliardi di dollari. Facebook protagonista anche con il nuovo sistema operativo Facebook Home, che doveva essere lanciato nel 2013 e combattere con Android, ma di cui se ne sono perse le tracce. Incredibile poi il caso del Fire Phone, lo smartphone targato Amazon: il prezzo di lancio di 199$, a causa del flop nelle vendite, è crollato a 0,99$.

Fonte ANSA
Fonte ANSA

MILANO – Lo scorso 15 gennaio sono state liberate le due cooperanti italiane Greta Ramelli e Vanessa Marzullo, rapite in Siria il 31 luglio 2014. Da subito sono state aspre le polemiche sollevate da un parte dell’opinione pubblica sulla possibilità che ci sia stato il pagamento di un riscatto di 12-15 milioni di dollari da parte del governo italiano, nonostante il ministro degli esteri Paolo Gentiloni abbia categoricamente smentito questa eventualità.

Greta e Vanessa sono state senza dubbio avventate: dopo aver raccolto aiuti umanitari destinati ai bambini siriani, si sono recate da sole in Siria (attraversando clandestinamente il confine turco) per consegnarli ad un presunto attivista siriano conosciuto su internet. Secondo il quotidiano libanese Al-Akhbar, le due ragazze sono state in realtà attirate in una trappola, sequestrate e vendute ad un gruppo armato (non legato però allo Stato Islamico) con l’intento di richiedere poi un riscatto e uno scambio di prigionieri.

La vicenda resta comunque di difficile interpretazione: se da un lato le due ragazze si sono recate in una zona di guerra senza prendere alcuna precauzione, ignorando i suggerimenti delle istituzioni e senza comunicarlo alla Farnesina,  dall’altro si tratta di due volontarie italiane spinte da un intento umanitario e che si trovavano in pericolo di vita.

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MILANO – Il primo gennaio 2015 la Lituania è entrata a far parte dell’unione monetaria europea, abbandonando il litas e adottando l’euro. Una decisione che sembrerebbe controcorrente, ma che è stata accolta con grande entusiasmo nella piccola repubblica baltica. Perché, invece, in Italia e non solo ci sono diversi importanti movimenti politici (primi fra tutti la Lega Nord e il Movimenti 5 Stelle) che riscuotono grande seguito, mettendo al centro delle proprie battaglie l’uscita dalla moneta unica?

Il successo dei partiti anti-euro si basa sul proporre una soluzione apparentemente semplice e rapida ai problemi economici che affliggono dall’inizio della crisi le famiglie italiane. L’equazione e disarmante nella sua semplicità: quando c’era la lira si stava meglio, il PIL cresceva e c’era meno disoccupazione; poco dopo l’entrata nell’euro la crescita si è arrestata, è iniziata la crisi economica ed esplosa la disoccupazione. La soluzione sarebbe quindi eliminare questo nemico esterno che ci causa così tanti problemi e tornare alla vecchia lira.

Questa tesi trova sostenitori non solo tra le fila di grillini e leghisti, ma anche in altri schieramenti di destra e sinistra e trova sponda in due economisti dissidentiAlberto Bagnai ed Emiliano Brancaccio, professori rispettivamente all’università di Pescara e all’università del Sannio. Quale sarebbe il principale vantaggio del ritorno alla sovranità monetaria? Il poter ricorrere alle cosiddette svalutazioni competitive: lasciare cioè che la nuova lira si svaluti, in modo da rendere economici i prodotti italiani venduti all’estero e ridurre il valore dell’altissimo debito pubblico.

Tralasciando i costi reali nel lungo periodo di una continua svalutazione (che potrebbe avere effetti positivi solo nel breve), sono moltissimi i danni che ricadrebbero sulle teste di ognuno:

  1. Le svalutazioni competitive quasi sempre falliscono perché anche gli altri Paesi rispondono svalutando allo stesso modo e loro monete e l’effetto finale è nullo.
  2. I prodotti italiani sarebbero più convenienti da esportare, ma le importazioni sarebbero molto più care, aumentando i conseguenza anche i costi di produzione e il prezzo finale.
  3. Una moneta debole significa pagare molto di più petrolio e gas, quindi aumenterebbero i costi per l’energia, già tra i più alti d’Europa.
  4. Con una lira svalutata, il debito pubblico varrebbe di meno, ma il 70% del nostro debito pubblico è in mano agli Italiani, quindi sarebbe come prelevare denaro con una tassa.
  5. Gran parte del debito pubblico è di proprietà di banche italiane: una sua svalutazione potrebbe causare fallimenti a catena, mettendo a rischio i risparmi di tutti.
  6. I debiti delle aziende italiane contratti con l’estero rimarrebbero in euro e sarebbe impossibile ripagarli con le nuove entrate in lire, molto più basse a causa della svalutazione, provocando fallimenti.
  7. Le aziende italiane varrebbero molto meno: potrebbero essere comprate con pochissimo da investitori stranieri grazie al cambio a loro favorevole.
  8. Svalutazione vuol dire inflazione e la tentazione per gli Stati di ripagare i debiti stampando moneta: tutti i propri risparmi perderebbero valore. L’inflazione è sempre una tassa occulta.
  9. L’annuncio di un ritorno alla lira spingerebbe tutti a una corsa agli sportelli per ritirare tutti i propri risparmi in euro (la conversione automatica in lire farebbe perdere valore, mentre gli euro potrebbero essere spesi in altri paesi): le banche non hanno contante disponibile per liquidare tutti i propri clienti contemporaneamente e di conseguenza ci sarebbero fallimenti a catena e scene da crisi del ’29.
  10. Una moneta forte come l’euro protegge i Paesi ad alto debito pubblico come il nostro: senza lo scudo della BCE lo spread non sarebbe a 124 punti base, ma rischierebbe far schizzare gli interessi a livelli greci o argentini, con il veloce collasso della finanza pubblica e la bancarotta dello Stato (che vuol dire: statali senza stipendio, servizi pubblici interrotti, nessuna garanzia sui risparmi).

Anche tornando alla lira senza voler svalutare artificialmente la moneta, gli effetti sarebbero gli stessi: è stato, infatti, stimato che la nuova lira perderebbe immediatamente il 30%-40% del valore che ha attualmente l’euro, rendendo utopistico un passaggio mantenendo un cambio 1 a 1.

Uscire dall’euro non ci conviene: la soluzione ai nostri problemi economici piuttosto sta nella competitività delle nostre imprese, nella liberalizzazione del mercato interno, nell’efficienza del sistema giudiziario, nella lotta alla corruzione, alle mafie e agli sprechi pubblici.
La Spagna, Paese affine al nostro anche se con un tessuto economico di base molto più debole, quest’anno è tornata a crescere – senza uscire dall’euro – dell’1,2% e nel 2015 il PIL salirà dell’1,7%.

FONTE IMMAGINE: scenarieconomici.it

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ROMA – Telecom Italia ha appena lanciato un contest aperto a tutti gli studenti delle scuole superiori. I ragazzi dovranno cimentarsi nella realizzazione di una video-lezione in cui insegnano ai propri professori come utilizzare uno o più social network tra Facebook, Twitter, Instagram e Youtube. Unico limite alla fantasia è la durata massima, che non potrà superare i 5 minuti.

La giuria che valuterà le video-lezioni sarà composta da:

  • Nicola Conversa, dei Nirkiop, star del web
  • Un giornalista di Wired e Panorama (Raffaele Panizza)
  • Un rappresentante di Telecom Italia
  • Un rappresentante del Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca

La classe che risulterà autrice del video primo classificato verrà premiata con un tablet per ogni studente, uno per il professore e l’accesso alla Piattaforma Scuolabook Network per tutta la propria scuola.

Il contest è aperto dallo scorso 15 dicembre e si potranno caricare online i video fino alle 15:00 del 15 aprile 2015.

Per ulteriori informazioni: www.telecomitalia.it

 

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Source: BBC
Source: BBC

REGNO UNITO – Ha dell’incredibile la storia che arriva da Norfolk, contea inglese a nord di Londra. Il proprietario di un caprino dorato (un comune pesce rosso) si è recato nei giorno scorsi presso la clinica veterinaria Toll Barn Veterinary Centre di North Walsham perché il suo pesciolino appariva sofferente. A seguito del consulto medico è emerso che il povero pesciolino soffriva di una forte costipazione che richiedeva un intervento chirurgico del costo di 300 sterline (circa 400 euro). Nonostante l’ingente esborso economico, il proprietario non ha avuto esitazione e il fortunato pesce è stato operato dalla dottoressa veterinaria Faye Bethell, assistita da due infermiere. L’intervento è durato circa un’ora e si è concluso nel migliore dei modi.

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NAPOLI – La città di Napoli è da sempre percepita (e descritta dai media italiani e stranieri) come la città della delinquenza, la più pericolosa e insicura d’Italia. A sorprendere tutti arriva invece una ricerca condotta dalla rivista americana Business Insider, che ha stilato la classifica delle 50 metropoli più violente del mondo. Ad avere il triste primato è il Sud America, dove avvengono il 28% di tutti gli omicidi del pianeta, nonostante abbia solo il 9% della popolazione mondiale. Al primo posto c’è la città di San Pedro Sula in Honduras, con 169,3 omicidi ogni 100.000 abitanti, seguita da Acapulco in Messico e da Caracas, la capitale del Venezuela. Non ne escono bene nemmeno gli Stati Uniti, con 5 città in classifica tra cui New Orleans 17^ e Detroit 21^, con più di 50 uccisioni violente ogni 100.000 abitanti. Al di fuori del continente americano ci sono solo 3 città sudafricane, prima tra tutte la capitale, Cape Town.

E le città italiane? Non compaiono nemmeno in classifica. Il tasso medio di omicidi nel nostro paese è di 0,9 ogni 100.000 abitanti, inferiore anche a quello medio europeo di 1,2. Per quanto riguarda le grandi città, stando ai dati dell’Associazione Nazionale delle Forze di Polizia e dell’ISTAT, Napoli è solo la quarta in Italia per tasso di criminalità, dietro Milano, Torino e Roma.

FONTE FOTO: businessinsider.com

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DOHA (QATAR) – Festa grande a Napoli per la vittoria della Supercoppa italiana, la prima giocata negli Emirati Arabi, a Doha, capitale del Qatar. Gli azzurri, detentori della Coppa Italia, hanno avuto la meglio contro gli eterni rivali della Juventus, che si erano aggiudicati lo Scudetto. Nel corso della partita non sono mancate le emozioni. Già al 5° minuto, complice un grottesco errore difensivo di Albiol e Koulibaly, scontratisi tra loro mentre cercavano di rinviare un pallone innocuo, la Juventus passa in vantaggio grazie a Tevez, lanciato solo contro l’incolpevole Rafael. Da questo momento in poi, però, si assiste a un monologo partenopeo, con i bianconeri che si limitano a difendere senza riuscire a superare la metà campo, aiutati anche dalla fortuna quando prima Hamsik e poi Higuaìn colpiscono due legni a Buffon battuto. Gli sforzi dei napoletani vengono però ricompensati al 68°, quando De Guzman (preferito inizialmente all’acciaccato Mertens) si invola sulla sinistra e crossa per il colpo di testa del Pipita, che pareggia i conti. I tempi regolamentari si chiudono quindi sull’1-1 e nei supplementari la Juventus torna in campo molto più motivata, credo più occasioni di tutti i precedenti 90 minuti e passando in vantaggio con una splendida azione al limite dell’area targata Pogba-Tevez. Ma, come successo nel primo tempo, il Napoli reagisce rabbiosamente e raggiunge il 2-2 a soli due minuti dalla fine, grazie alla zampata di Higuain dopo una mischia in area juventina. Si arriva, quindi, alla lotteria dei rigori: dopo i primi due sbagliati da Jorginho e Tevez, una serie di 10 rigori perfetti sarà interrotta ai vantaggi dagli errori di Martens, Chiellini, Callejòn e Pereyra. Al 9° tiro dal dischetto per il Napoli si presenta Koulibaly, che colpisce il palo interno alla destra di Buffon e segna, mentre il successivo rigore tirato da Padoin viene parato con un grandissimo colpo di reni da Rafael, regalando la vittoria finale ai partenopei.

Si tratta della terza Supercoppa italiana giocata da Napoli e Juventus: nel 1990 finì 5-1 per gli azzurri, mentre nel 2012 la sfida dei veleni vinta dai bianconeri 4-2 ai supplementari.

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LONDRA – Ormai da alcuni mesi un nuovo abitante ha deciso di trasferirsi negli eleganti quartieri londinesi: si tratta della volpe. E, secondo i tabloid inglesi, non si tratterebbe di un caso isolato. Ormai nella capitale del Regno Unito ci sarebbero meno double-decker (i famosi autobus rossi a due piani) che volpi, arrivate a costituire, secondo le stime, una popolazione di circa 10.000 esemplari. E’ diventato normale vederle aggirarsi non solo nei giardini dei sobborghi, ma anche per le strade del centro, tanto da essere state fotografate davanti al numero 10 di Downing Street, la residenza di David Cameron, primo ministro inglese.

I londinesi non hanno, però, preso bene l’arrivo dei nuovi concittadini a quattro zampe: sono accusate, infatti, di danneggiare giardini e auto e, in qualche caso, anche animali domestici. Secondo il New York Times, nonostante sia vietato, a Londra sono numerosi i cacciatori di volpi chiamati dagli stessi abitanti per eliminare quello che per loro rappresenta un problema.

FONTE IMMAGINE: repubblica.it

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