Monthly Archives: marzo 2016

Una mattina Illary Smith arrivò sull’ uscio della porta dello studio di Hilton Smith, suo patrigno. Illary Smith era una ragazza molto vivace, con dei bei capelli lunghi, color rosso ciliegia, che portava sempre raccolti in uno chignon. <Papà apri!!>, urlava Illary, ma da quella stanza proveniva solo silenzio. Illary incominciò a inquietarsi, così chiamò sua madre, la Signora Elsie Smith, moglie di Hilton Smith, bella e giovane donna truccata, sempre con un bel rossetto rosso. Insieme riuscirono ad irrompere nello studio, lì videro una scia di sangue che portava a una cadavere, quello di Hilton Smith. Chiamata la polizia, venne esaminato il cadavere e il luogo dove era avvenuto il delitto. George Oliver, investigatore, e il suo assistente Thomas Baker dichiararono che la morte del Signor Smith era stata causata da una coltellata al cuore. Indagando, George Oliver e il suo collaboratore trovarono tracce di liquido sui resti dei carboni nel camino, un rossetto rosso per terra, vicino alla finestra e dei documenti circa l’eredità sparsi per la camera. Sebbene le prove e gli indizi non erano sufficienti per arrivare all’artefice di quella tragedia, bisognava andare a parlare con i familiari della vittima per cercare di capire il movente e arrivare all’assassino.

<Allora, Signora Smith>, disse l’investigatore, <ci vuole raccontare dov’ era ieri sera?>. Elsie lo guardò con disprezzo poi rispose: < Credete che io abbia ucciso mio marito? Non sono stata io!> Oliver non andò oltre e come ultima cosa aggiunse: <Possiamo ispezionare le vostre camere?> La signora Smith con aria offesa rispose: < Sì certo, io non ho niente da nascondere.> <Vedremo> aggiunse l’ispettore. Nella camera di Illary trovarono un astuccio di un rossetto rosso, identico a quello ritrovato sulla scena dell’omicidio. Nella camera di Elsie trovarono degli abiti da uomo molto consumati sui quali vi erano delle macchie presumibilmente di sangue. Dentro quegli indumenti c’era stampato il nome di Jhon Harker, cugino di Elsie Smith, uno scienziato squattrinato, incapace di finanziare economicamente le sue ricerche. L’uomo era sull’orlo di un disastro pronto anche al suicidio. I due agenti entrarono di nascosto nello studio dello studioso. Tra le tante cose strane trovarono dei cubi incastrabili tra di loro come delle formine. All’ improvviso Oliver gridò, contento al suo compagno: < Ho capito. Ora so chi è l’assassino e cosa lo ha spinto ad uccidere>. I due agenti fecero riunire nel salotto della casa Smith tutti gli indiziati. Il detective George Oliver, con un sorriso stampato sulle labbra, incominciò a raccontare i fatti così come li aveva immaginati e ricostruiti. < Vedete gli omicida si trovano in questa stanza. Indagando ho scoperto che l’enorme capitale del defunto Hilton Smith sarebbe andato, alla sua morte, a Illary e non a sua moglie. Perquisendo la camera di Illary ho trovato una confezione di rossetto identica a quella lasciata nella camera della signora Smith, c’erano poi gli indumenti di John Harker, tutti indizi che ci hanno spinto a perquisire anche lo studio dove sono state trovate le due formine. John Harker ed Elsie Smith venendo a conoscenza dell’eredità lasciata a Illary hanno deciso di eliminare Hilton Smith, incastrando Illary con la falsa pista del rossetto usato da Elsie, per questo lasciato nella sua stanza. Illary finendo in carcere avrebbe perso l’eredità che sarebbe andata a Lady Smith, la quale avrebbe potuto continuare a finanziare le ricerche del suo scienziato.

L’arma del delitto? Semplice!!

Un coltello di ghiaccio, realizzato incastrando le due formine e fatto sciogliere poi nel camino dove sono state trovate le tracce di vapore acqueo. I due cugini tra l’altro avevano una relazione sentimentale che Hilton Smith aveva scoperto e per questo motivo aveva minacciato di ripudiare la moglie e di lasciarla senza il becco di un quattrino. Così i due killer, senza alcuno scrupolo, hanno ucciso il signor Smith e sciolto con estrema facilità l’arma sul camino, architettando una falsa prova per depistare gli inquirenti. Infine hanno chiuso a chiave la porta dello studio come se nulla fosse accaduto>.

ADA SIGNORE cl. 2^ sez. B

C’era una volta una volpe di nome Timmy, curiosa e astuta. Un giorno decise di andare in cerca di avventura. Si allontanò dal bosco in cui viveva…cammina e cammina arrivò in una foresta e si accampò per la notte, sotto un albero piuttosto grande. Il mattino seguente, proseguendo il suo viaggio, giunse ad una collina strapiena di fiori, lì c’era un leone che si vantava di essere il più forte e il più coraggioso tra tutti gli altri leoni presenti nella foresta, per questo ne era il re. Gli abitanti erano intimoriti da lui. La volpe, quando lo vide, rimase incantata dalla sua bellezza e imponenza. Decise quindi di porsi al suo servizio.

Il leone però aveva un fratello, che era stato re prima di lui, ma era scomparso da alcuni mesi, ormai. Si diceva che suo fratello lo avesse eliminato per essere lui il re. Un giorno la volpe andò ad esplorare nuovi posti, dato che era il suo giorno di riposo…quando d’improvviso calpestò un enorme sasso…e sentì gridare:<<Aiuto!>>. Seguì la voce e sotto il sasso vide un pozzo, dentro c’era un leone, era il vero re. Lo aiutò ad uscire e insieme tornarono nella foresta. Realmente il re legittimo era stato tenuto prigioniero dal fratello usurpatore. Il vero re raccontò agli animali della foresta cosa era accaduto e, quando apparve l’impostore, i due leoni si affrontarono in un combattimento all’ultimo sangue. L’usurpatore chiese alla volpe di aiutarlo, con un inganno, a sconfiggere il fratello, in nome del loro rapporto di amicizia, ma la volpe si rifiutò e si schierò dalla parte dell’altro leone, più giusto e onesto. Lottarono fino alla morte, si alzò vincitore il vero re leone, sconfiggendo il fratello malvagio. Egli fu il vero re, amato e stimato da tutti, e proclamò la volpe guardia ufficiale del re. La morale è che bisogna essere molto attenti e non fidarsi delle apparenze.

CHIARA LOMBARDI cl. 1^ sez. B

C’era una vota un bambino che diceva sempre bugie, il suo nome era Bart ma veniva chiamato B.B. (la prima B stava per bugiardo). Un giorno si addentrò nel bosco, nonostante tutti lo avessero sconsigliato, perché si diceva vi fosse una creatura mostruosa. Bart, curioso e impavido, si avventurò comunque; vide una grotta, vi entrò e trovò quella creatura. La creatura parlò e disse:<<Io sono Uberjackal, che ci fai qui misero umano, questo è un posto proibito a voi, esseri inferiori, va via!>>. B.B, spaventato, se ne andò. Tornato al paese raccontò a tutti che la creatura esisteva veramente e che gli aveva parlato, ma nessuno gli credette perché sapevano che era un bugiardo.

B.B. ritornò nel bosco, affranto per l’umiliazione di non essere stato creduto, proprio quando aveva detto la verità; era davvero disperato, per la prima volta aveva avuto la consapevolezza di essere deriso dalla comunità. Nel bosco la grotta non c’era, al suo posto trovò una spada fatta con i materiali più resistenti che esistevano, era avvolta dalla luce. Dalla spada uscì una fatina che disse:<<Questa è la spada della Luce, tu la userai per sconfiggere Uberjackal, solo così i tuoi compaesani ti rispetteranno, perché li libererai da un imminente pericolo: Uberjackal ha distrutto molti villaggi e ha intenzione di fare lo stesso con il tuo!>> B.B accettò. La fatina gli disse:<<Dovrai superare la Rupe del Terrore, attraversare il Fiume di mai più e infine salirai sul Monte Lucente. Buona fortuna, ragazzo mio!>>. B.B. si incamminò con la sua nuova spada. Arrivò alla Rupe del Terrore e vide un dragone. Il dragone lo attaccò, ma lui, lo sconfisse e continuò senza disperarsi. Sconfisse anche i mostri delle altre due prove. Lì incontrò Uberjackal, ci fu una lotta epica, ma alla fine B.B vinse e potò al villaggio il corpo del mostro. I cittadini lo acclamarono come un eroe e la smisero di chiamarlo B.B. Da quel giorno Bart ebbe tanti amici e, soprattutto, non raccontò mai più bugie.

Simone Cipriano GIORDANO 1^ B

C’era una volta in un paese lontano lontano, viveva un ragazzo orfano, di 11 anni, Francesco, detto anche “Il ladro”, perché era ormai da anni che rubava soldi e oggetti ai propri compaesani. In realtà Francesco era un ragazzo di buon cuore, ma rubava agli altri perché si sentiva solo. Una sera, mentre stava preparandosi per andare a letto, vide una strana luce proveniente dal giardino, e si accorse che era una giovane fanciulla ferita al ginocchio destro. Allora prese uno straccio, lo bagnò con dell’acqua fredda e lo posò sul ginocchio ferito. Dopo pochi secondi la ferita era già sparita e, come per magia, dalla schiena della ragazza spuntarono due grandi ali. <<Grazie per avermi aiutato, giovane ragazzo! Per ricompensarti ti darò il diritto ad un unico desiderio.>> disse la fata, e Francesco rispose:<<Voglio… avere tanti amici! >> . <<D’accordo, ma dovrai prima affrontare una prova: dovrai sconfiggere il drago dell’egoismo, una creatura generata da te, in poche parole, il tuo stesso egoismo. Io non posso espellerlo direttamente da te, ma posso tramutarlo sotto forma di drago nella vita reale, lo collocherò in una caverna molto lontana da qui. >>. <<D’accordo! Andrò fino in capo al mondo pur di avere un amico! >> .  <<Ma stai allerta! Ci saranno tre draghi che cercheranno di corromperti e farti tornare indietro >>. <<D’accordo! Non ci riusciranno mai!>>, giurò Francesco.

E cosi fu, Francesco si avvio alla ricerca del drago. Nel corso del suo viaggio, comprò una spada e un cavallo con dei soldi che aveva racimolato nel corso di diversi lavori. Dopo tre anni incontrò il primo drago<<Ecco, ti offro quest’oro, ma in cambio dovrai rinunciare al tuo viaggio. >>, disse il drago, e gli indicò una montagna di monete dorate. <<Meglio l’amicizia, che un gruzzoletto di soldi che potrei guadagnare con il mio lavoro>>, rispose il ragazzo. E uccise il primo drago tagliandogli la gola.

Trascorsero altri tre anni, ecco il secondo drago: <<Ti offro queste tre fanciulle come mogli >>, gli propose. << E io dovrei barattare la possibilità di avere tanti amici per sole tre persone? >>, ribatte Francesco, e infilzò la spada nel cuore del secondo drago. Passarono infine altri tre anni ed ecco che Francesco vide la caverna del drago, ma lì vi era anche il terzo drago guardiano:<< Bevi quest’acqua ed avrai abbastanza forza per sconfiggere il drago. >> << Potrei anche accettare>>, disse il ragazzo, <<Ma a quale prezzo? Ho attraversato mari e monti per arrivare fin qui, e penso ormai di farcela…>>, e mentre parlava… tagliò la testa del terzo drago. Era ormai arrivato il grande momento, Francesco non era più un bambino, ma un adulto ormai. Entrò nella caverna, il drago era spaventoso!!! Intorno a lui vi erano gemme, cristalli, oro, argento, rubini e tutte le ricchezze esistenti. <<Avrai forse resistito alle sciocche offerte dei guardiani… ma non puoi resistere a tutto questo! Lasciati tentare dall’ egoismo!>>, gli propose il mostro. Ci fu un minuto di silenzio. <<Sai una cosa?>>, disse Francesco, <<C’è un modo per non lasciarmi tentare dall’ egoismo…>>. <<E quale sarebbe?>>, disse il drago, <<Eliminarti!>>, rispose il ragazzo e scagliò la spada nel petto del drago, il quale esplose in mille pezzi. Al suo posto c’era una porta, Francesco la aprì, e vide i suoi compaesani acclamarlo: <<Bravo!>> <<Sei grande!>> <<Sei fantastico!>> Francesco era ormai felice, questo perché aveva la ricchezza più grande: l’amicizia.

ANTONIO VIGGIANO cl. 1^ sez. B

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