STORIE DI FANTASMI

STORIE DI FANTASMI

scuola secondaria di 1° grado

Il mistero della villa infestata

Claudio era un giovane biondo, bello, sensibile e amava andare a ballare; gli piacevano le ragazze e aveva tanti amici, che spesso lo prendevano affettuosamente in giro, perché era il più bello della compagnia.

 Mancavano poche settimane all’ultimo dell’anno e i sui amici lo invitarono a festeggiare in una villa fuori città, che per “caso” avevano affittato. Si diceva che quella villa era infestata da fantasmi…ma era solo una leggenda. Alcuni giorni prima Claudio e i sui amici iniziarono ad addobbarla a festa. Finalmente arrivò il giorno tanto atteso, quella sera c’erano molte persone alla festa e il divertimento fu tanto. Scattata la mezzanotte si spensero le luci, i ragazzi e Claudio videro qualcosa che li lasciò senza fiato… erano quattro figure azzurre, che giravano nella sala. Claudio si sentì sfiorare e vide davanti a sé la figura esile di una fanciulla piena di luce, che lo invitava ad uscire, lo pregava di andar via immediatamente, ma lui voleva rientrare per continuare la festa con i suoi amici…ma una folata di vento lo scaraventò fuori… Claudio spaventato fuggì. Confuso e stordito, vagò per un po’ senza meta e poi, come per magia, si ritrovò a casa sua, nel suo lettino.  Il giorno seguente aveva ricordi confusi, convinto di aver bevuto un po’ troppo alla festa, si alzò e andò al solito posto per incontrare gli amici, ma non trovò nessuno, allora si ricordò che la sera prima era successo qualcosa di molto strano, e, quindi impaurito, telefonò a tutti i suoi amici, ma tutte le chiamate furono vane; i numeri risultavano inesistenti. Ritornato a casa, preoccupato, trovò i genitori dei suoi compagni che cercavano spiegazioni da lui che era l’unico tornato a casa. Claudio, non potendo nascondere la verità, raccontò tutto ciò che era accaduto quella sera alla festa e di conseguenza chiamarono la polizia.  Claudio li condusse alla villa ma lì non c’era niente e nessuno. Le ricerche continuarono per mesi e mesi, ma i ragazzi non furono mai ritrovati, finché un giorno nelle cantine della villa furono rinvenuti degli scheletri di adulti e bambini, i resti vennero analizzati e così si scoprì che erano morti tre secoli prima, ma non fu trovata nessuna traccia dei ragazzi.  Claudio suggerì che c’era un’unica soluzione e cioè trascorrere la notte in quella villa, ma tutti si rifiutarono perché avevano troppa paura. Le famiglie dei ragazzi iniziarono a sospettare proprio di Claudio e si chiedevano come mai a lui non fosse successo nulla. Allora la polizia iniziò ad indagare su di lui; sottoposto agli interrogatori, non fu trovato niente contro di lui. Non poteva aver ucciso e occultato da solo tutti quei ragazzi in una sola notte. Di lì a poco Claudio e la sua famiglia decisero di trasferirsi in un’altra città, ma non dimenticò mai ciò che aveva vissuto.casa1

Si dice, però, che tutte le notti Claudio sogni la fanciulla immersa nella luce, e…chissà… che a lui, solo a lui, non abbia svelato il mistero di quella orribile tragedia.

Margherita VIGGIANO classe 2^B

 

Se fossi un fantasma…ritornerei per vederti un’ultima volta

Il 27 giugno 2005, giorno del quinto compleanno di mio fratello Giorgio, festeggiavamo a casa dei nonni, al rientro…per la strada una macchina ci stava per investire, io feci in tempo a spingere mio fratello dall’altra parte della strada, ma per me fu la fine. Mi ritrovai in uno stato confusionario…non capivo cosa mi fosse accaduto, guardavo la macchinina di mio fratello fra le mie mani e lui che veniva soccorso dai passanti, ma nessuno vedeva me che cercavo disperatamente di prendere mio fratello in braccio. Rimasi con la sua macchinina preferita vagando per le strade alla sua ricerca. Nella sera del decimo compleanno di Giorgio, mi ritrovai nei pressi della casa dove abitavo un tempo, ma non la trovavo. In quel momento vidi una mia vecchia amica e le dissi: “Ciao Diana, sai dove è andata ad abitare la mia famiglia?”, ma lei non mi vedeva, lì capii che ero morta; tentai in tutti i modi di farmi sentire ma non riuscii; ero disperata! Quella notte stessa, non so come, entrai nei suoi sogni, finalmente lei mi vedeva. Era paralizzata dalla paura! Le presi la mano   capire chi fossi, che ero io, la sua amica Costanza, e le dissi: “Voglio solo sapere dove vive la mia famiglia, voglio vedere mio fratello per l’ultima volta!” Mentre parlavo lei vedeva, come in un film, tutto ciò che era accaduto cinque anni prima. In quel momento lei si ricordò di me e mi disse: “Tuo fratello e la tua famiglia hanno cambiato casa da quando tu sei morta; loro non sono più gli stessi e tuo fratello è convinto che tu sia morta per colpa sua!”. Io le risposi: “L’unica cosa che mi è rimasta è la sua macchinina preferita e voglio andare da lui per restituirgliela e per vederlo un’unica volta ancora!”. Lei mi diede l’indirizzo e io andai. Aprì la porta proprio lui, non poteva certo vedermi, ma ebbe un sussulto, come se percepisse la mia presenza. In quell’ istante i nostri pensieri si fusero ed è come se io riuscissi a parlargli… lui poteva sentirmi, in qualche modo, lo accarezzai gli dissi: “Non è colpa tua, tu mi rendi molto orgogliosa di te, sei un bambino coraggioso e buono. Ti voglio tanto bene!”. Il suo viso si irrigò di lacrime…mi aveva sentito, ne ero sicura! bambinoLasciai la sua macchinina a terra, ma lui la prese e disse: “Voglio che la tenga tu, così ogni volta che la guardi ti ricorderai di me!” Aveva sentito, ero riuscita a fargli percepire la mia presenza ed il mio amore. Presi la macchinina, gli diedi un bacio sulla fronte ed andai…Finalmente potevo riposare in pace!

                                                                                Gabriela CARSTEA classe 2^B

 

I TRE FIORI

In una fredda serata d’autunno ero sola in casa, fuori pioveva a catinelle, i miei genitori erano andati in città per un weekend e mio fratello era rimasto a dormire a casa dei suoi amici. Ero seduto su una poltrona e ascoltavo la musica, d’un tratto sentii il campanello suonare, non avevo visite, i miei parenti non sarebbero venuti a quell’ora. Aprii la porta, era una signora ben vestita che mi disse: «Scusami cara, cerco un telefono per chiamare mio marito», ma io, non sapendo chi fosse, le risposi: «Non posso farla entrare in casa, signora, perché i miei genitori mi hanno insegnato a non aprire mai agli sconosciuti». La signora, insistendo, replicò: «Solo una telefonata!», così tra me e me pensai che se l’avessi trattenuta ancora sulla porta avrebbe finito per bagnarsi, pertanto la feci entrare, le offrii da mangiare e istintivamente le proposi: «Vuole dormire qui da me questa notte?», la donna sorridendomi mi rispose: «Sì, grazie, volentieri!». Si presentò: «Mi chiamo Adriana Enderstone», quel nome non mi era del tutto nuovo, ma non mi ci soffermai molto perché in quel momento avevo le idee confuse. Chiacchierammo un po’, ci facemmo compagnia e le raccontai di me, della mia famiglia e dei miei interessi, mentre lei non parlò mai di sé, poi ci addormentammo. Il mattino seguente, quando mi svegliai, lei non c’era più, ma aveva lasciato la sua giacca sul letto, nel taschino della giacca c’era un indirizzo, pensai che probabilmente era il suo e avrei potuto riportargliela. Questo pensiero mi riscaldò il cuore…ero stata bene con lei la sera prima. Un paio di giorni dopo seguii l’indirizzo ma mi ritrovai di fronte ad una casa abbandonata, chiesi alla vicina, che intanto innaffiava le piante del suo giardino, «Mi scusi signora saprebbe dirmi di chi è quella casa?» e lei mi rispose: «È della defunta Enderstone». Rimasi paralizzata da quello che mi disse, ma andai di persona a vedere sulla porta di chi fosse quella casa, c’era un silenzio assordante e sulla porta c’era scritto “Famiglia Enderstone”. I miei occhi rimasero fissi sulla scritta, il mio cuore batteva all’impazzata e in mente non facevo altro che pensare: «Chi ho ospitato a casa per una notte? Un fantasma?!». Intanto, tornai dalla signora con la quale avevo parlato prima per chiedere che cosa fosse accaduto alla famiglia Enderstone. La signora mi fece accomodare in casa e gentilmente mi raccontò la storia. La signora Enderstone era una bravissima persona, sempre dedita agli altri, faceva volontariato in ospedale e in orfanotrofio. Un giorno di cinque anni fa, mentre tornava dall’orfanotrofio della vicina città, fu sorpresa da un fortissimo temporale, pare che avesse cercato di chiedere aiuto, ma nessuno l’aveva soccorsa, gli abitanti del paese si erano chiusi in casa e sotto il rumore di tuoni e  fulmini, probabilmente non avevano neppure sentito il suo grido d’aiuto; non era neppure riuscita a fare una telefonata al marito che, preoccupato, uscì di casa nel bel mezzo del temporale, dirigendosi, purtroppo nella parte opposta del paese , rispetto a dove si trovava la moglie, e il mattino seguente fu ritrovato morto anche lui, colpito da un fulmine, mentre la signora era stata scaraventata in un burrone dal forte vento. Da allora si dice in paese che la signora Enderstone non riesce a trovare pace e ogni anno in una notte di temporale vaga per le vie in cerca di aiuto, perché lei ne aveva sempre doto tanto agli altri.  Tornai di corsa a casa, raccontai tutto ai miei genitori, ma loro non mi credettero, allora li presi per mano e li portai nella mia cameretta per mostrare loro la giacca. Era scomparsa, guardai nell’armadio ma nulla! Corsi alla casa abbandonata, la porta era aperta e quindi entrai. Tutte le luci erano accese come se vi abitasse qualcuno ed io ero consapevole che non ero sola in casa. Andai in cucina e vidi che sul fuoco c’era della carne che cuoceva, uscii dalla cucina e mi ritrovai in un lungo corridoio, urlando, dicevo: «Signora Enderstone, signora Enderstone!». Visitai tutte le stanze ma non trovai nessuno. Mentre stavo uscendo dalla casa sentii un rumore, mi voltai e la vidi. Sì, era proprio lei! Le chiesi :«Cosa vuole da me signora Enderstone?!» e lei mi rispose: «Un cuore generoso come il tuo merita un premio». Mi chiesi cosa stesse succedendo e scappai via. Tornai a casa salii in camera e mi chiusi dentro. Il mio cuore batteva così tanto…e i pensieri si sovrapponevano tra loro…ero davvero confusa. Dopo poco mi voltai per andare a riposare e trovai tre fiori sul letto con un biglietto che diceva:

“Per il tuo cuore ti regalo una rosa”ROSA

“Per la tua generosità ti regalo un tulipano”TULIPANO

“Per il tuo altruismo ti regalo una margherita”MARGHERITASono trascorsi due anni e i fiori non si sono ancora appassiti perché il mio cuore, la mia generosità e il mio altruismo non si sono ancora spenti! E, credo, mai si spegneranno!

Ines MEROLA    classe 2^ B

 

LO STUDENTE TRASPARENTE

In un normalissimo giorno di scuola arrivò un nuovo studente nella mia classe. Il suo nome era Selim. Era un ragazzo piuttosto basso di statura, con jeans blu molto stracciati e sfilacciati, una maglietta classica con sopra disegnato lo stemma dell’Inghilterra e un orologio. Aveva capelli neri e occhi marroni, all’apparenza sembrava simpatico anche se era un po’ permaloso. Io e il mio amico Giovanni ci mettemmo a chiacchierare con Selim e visto che ci era simpatico gli chiedemmo se si voleva sedere vicino a noi. Lui rispose di no perché non gli piaceva tanto il sole (visto che il nostro banco era vicino la finestra) e che voleva stare lontano dalla luce. Dopo scuola, Selim ci domandò se nel pomeriggio potevamo andare a casa sua a giocare con la play-station. Noi rispondemmo di sì e gli chiedemmo dove abitava. Lui rispose che abitava nel vecchio palazzo accanto alla piazza principale, ristrutturato da poco. Quel giorno andai a casa, mangiai in fretta e feci i compiti, dopodiché io e Giovanni ci incontrammo vicino alla piazza dove a fianco c’era la villa. Giovanni, mentre aspettavamo al citofono, rifletteva sul fatto che per aver una villa del genere dovevano aver speso una “barca” di soldi e io risposi di sì e che era davvero una villa da sogno. CASAMentre stavo dicendo questo, la porta si aprì; entrammo e notammo che la casa era completamente buia, salvo che poche finestre, ancora illuminate dalla luce del sole. All’improvviso la porta si chiuse e lì vedemmo Selim. << Venite in camera mia>>, ci disse, << Da questa parte, prego>>, e ci indicò la strada per la sua camera. << Selim, perché è tutto così buio?>>, gli chiesi, e lui rispose che non avevano sistemato ancora l’impianto delle luci ma la corrente elettrica c’era. Dopo un’ora o due, che giocavamo ad “Arma 3” e “GTA 5”, ci rendemmo conto che era tardi e che dovevamo andare.  <<Aspettate!>>, disse Selim un po’agitato, <<Voglio farvi vedere una cosa>>. Acconsentimmo e ci ritrovammo in una stanza completamente buia; lui entrò con noi e chiuse la porta a chiave accendendo le luci. Ciò che vedemmo era raccapricciante: uno scheletro riverso su una specie di cerchio spiritico. Eravamo terrorizzati! Chiedemmo spiegazioni a Selim e lui rispose che era una trasmutazione andata male. All’improvviso i suoi occhi diventarono di bragia e sulla bocca apparve un ghigno sinistro. Si avvicinava a noi con sguardo terribile mentre noi indietreggiavamo stupidamente nel cerchio. A quel punto non riuscimmo più a muoverci, eravamo in trappola! Con un filo di voce, gli chiesi chi fosse realmente. Mi rispose che in vita era stato un uomo avido di denaro, spietato e imbroglione; un giorno in un’osteria aveva incontrato un uomo che gli aveva offerto tutto l’oro del mondo in cambio di un prezzo molto alto. Egli non aveva resistito e aveva accettato, ritrovandosi imbrogliato dal demonio. Era così diventato uno spirito dannato. Ma un modo c’era per riprendere il suo corpo: sacrificare una o più vite a Satana. Lui ci aveva provato varie volte ma non aveva funzionato ed ora voleva usare noi per il rituale. Mentre ancora parlava… sotto di noi si aprì una voragine nel pavimento che ci stava risucchiando piano piano. Gridammo ma nessuno ci sentiva. Nel momento di panico, mi venne l’idea di schiacciare con il piede il gesso del cerchio per far fermare il rituale, e così feci. Funzionò, il vortice si fermò sotto i nostri piedi ma ricominciò nella parte della stanza dove si trovava Selim, e lo risucchiò. Noi corremmo fino all’uscita e vedemmo il palazzo sprofondare su se stesso in una enorme nuvola di fumo. Non raccontammo mai questa storia e diedero la colpa dello sprofondamento del palazzo alla ristrutturazione fatta male.  Da allora prima di andare a casa di qualcuno aspettiamo prima di conoscerlo bene.

Nicola MARIANO  Classe 2^ B

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