La mafia non è invincibile, può essere sconfitta

La mafia non è invincibile, può essere sconfitta

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Esiste la Mafia in Veneto? E a Treviso?

“Papà, ma qualcosa di corrotto si può aggiustare?

“Figlio mio, fidati, la legalità ti cambia la vita”

L’8 maggio al Liceo Antonio Canova, si è tenuta l’attesa conferenza su “Legalità e Mafia nella provincia di Treviso”, organizzata dalla Rete degli Studenti Medi di Treviso.

L’incontro ha visto come protagonisti i relatori Fabio Malaspina, ispettore superiore di Polizia alla questura di Venezia da trent’anni, il quale si occupa di stalking e dell’apparato della sorveglianza speciale con la mansione di sequestro dei beni e di attribuzione al patrimonio dello Stato; Paolino Barbiero, segretario generale Spi Cgil di Treviso e Monica Zorzetta, giornalista musicale e poi cronista per “Il Gazzettino” di Mestre e autrice di “A casa nostra. Cinquant’anni di mafia e criminalità in Veneto con D. Guerretta (2006)”.

Prima domanda di una lunghissima serie, che sorge spontanea: quali sono le Forze dello Stato e qual è il ruolo della polizia? Le Forze dello Stato, chiamate anche comparto di sicurezza, che contano 311 mila persone, sono cinque: la Polizia di Stato, i Carabinieri, la Guardia di Finanza, la Guardia Forestale ed infine la Polizia Penitenziaria. Il ruolo della Polizia non è solamente quello di salvare la vita alle persone evitando un suicidio (nel 2014 ci sono stati ben 120 casi), ma è anche quello di mantenere la legalità e la democrazia, di mettere all’angolo “i cattivi per far prevalere i buoni” nella corruzione; corruzione perché non si può negare che la Mafia esista in Italia, in Veneto e a Treviso.

Nel 1873 apparve un’idea di mafia totalmente diversa: unioni o fratellanze, specie di sette, senza scopo politico, un unico capo, una cassa comune, specie di piccoli governi in un governo. Ma ora non si ha un’idea ben precisa, possiamo solo dire che non è vero che “La mafia esiste solo al Sud, qui da noi siamo tutti lavoratori” e non è nemmeno vero che quelli che commettono reati siano tutti mafiosi, allora forse è il caso di analizzare da più vicino questo tema. Monica Zorzetta ci ha nominato la Mala del Brenta, Totò Riina, la Camorra, la Ndrangheta e Cosa Nostra.

“Si stava meglio quando c’era Maniero, non c’erano delitti rimasti insoluti contro persone comuni”.

La Mala del Brenta, stiamo parlando degli anni ’50 e del boss Felice Maniero, conosciuto meglio come “Faccia d’Angelo”, controllava tutto il Veneto e non permetteva che altri criminali intervenissero sul territorio, infatti, prima di commettere un colpo, bisognava chiedere il permesso a Maniero; a Maniero la droga gli ha fatto fare il salto di qualità e gli ha fruttato molti soldi, ma anche grazie alla figura di Gaetano Fidanzato che ha permesso l’holding per traffico e spaccio. Come riporta un dottore del SerT (Servizio per Tossicodipendenze) di Dolo la zona della riviera del Brenta era diventata più importante e popolata rispetto a Mestre, centinaia e centinaia di persone morivano per overdose mentre Maniero si arricchiva.

Cosa Nostra in Sicilia nelle campagne, dove venivano gestite le proprietà terriere di piccoli proprietari contro altri dai mafiosi; il vice Bernardo Provenzano; la Camorra nata in Campania durante il governo spagnolo si basava soprattutto sul loto clandestino e sul gioco d’azzardo; la ‘Ndrangheta che è ormai in tutte le parti del mondo, così potente perché è basata su legami di sangue, è un insieme di famiglie, non ci sono pentiti, perché ad unirli è il silenzio, la consapevolezza di far parte di un gruppo.

Bisogna sottolineare che in Veneto la Mafia non è più quella di prima, ha cambiato pelle e si è evoluta. Ci sono state invasioni di tutte le etnie (soprattutto russe e nigeriane) e si ha la presenza di tutte le Mafie citate prima.

A Treviso la situazione non è così critica: prevale la Camorra, che si dedica a controllare gli appalti.

A Belluno abbiamo la Banda della Magliana, mentre a Verona, il territorio più a rischio di tutto il Veneto, nelle zone del Lago di Garda e a S. Bonifacio la Ndrangheta con l’Anello Fumara e i Piromalli, in aggiunta alla Camorra con i Casalesi.

Ma perché temiamo così tanto la Mafia? Perché la legge sui soggiorni obbligati non ha funzionato e nemmeno il referendum che avevano indetto per abrogarla, ma hanno avuto l’effetto contrario, cioè quello di espandere ancor maggiormente la Mafia?

Abbiamo paura perché vengono coinvolte persone comuni, vengono uccise vittime innocenti: ormai nessuno ricorda più Matteo Toffanin, ragazzo ucciso nel padovano perché “scambiato” per un delinquente mentre costeggiava con la sua Mercedes (fatalità stesso modello, colore e stesso inizio di targa del delinquente) sotto l’appartamento della fidanzata, anch’essa gambizzata da due criminali. Ma nessuno si ricorda di lui, è solamente uno dei tanti “errori”. Ci si ricorda piuttosto dell’eclatante fatto di Codognè e della famiglia della mafiosa Anna Piazza, in soggiorno obbligato appunto in un appartamento sopra una sala da ballo nel comune di Codognè. Ci si ricorda il tumulto della città, le dicerie della gente. Cosa ci rimane? Noi, e mi riferisco a noi studenti, professori, genitori, possiamo collaborare con gli esperti o guardare da più vicino la situazione lavorando in uno dei tanti campi della Mafia sotto sequestro.

Lorena Patricia Hossu

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