Hit Me With Your Best Shot

Hit Me With Your Best Shot

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Lo so, il titolo è provocatorio. Dopotutto le armi non sono un argomento sul quale scherzare. Ma questa canzone di Pat Benatar, Hit me with your best shot, mi ha ricordato un avvenimento che mi ha fatto davvero riflettere sulla questione delle armi.

Qualche settimana fa al telegiornale hanno passato una notizia sconvolgente. Negli USA un bambino di appena 5 anni ha sparato alla sorellina di due, uccidendola. I genitori pensavano che il fucile, abbandonato in un angolo della stanza del piccolo, fosse scarico. Vi chiederete perché un ragazzino tenesse un fucile in camera. Beh, pare che negli Stati Uniti vi sia una famosa fabbrica d’armi, la Crickett Firearms, che produce fucili veri per i più piccoli, calibri 22 a misura di bambino.

Una rapida occhiata al loro sito Internet mi conferma quello che non avrei mai creduto possibile. Scorro un catalogo in cui compaiono armi in tutto e per tutto funzionanti e uguali a quelle più grandi. Ma quello che più mi colpisce è il fatto che siano colorate e decorate proprio come dei veri giocattoli. Quando vedo un fucile rosa shocking, adatto probabilmente ad una piccola principessa del Far West, comincio a chiedermi quale pazzo comprerebbe un’arma vera ai suoi figli. Be’, i fatti dimostrano che a qualcuno non deve essere sembrato folle regalare un fucile ad un bambino di 5 anni. Probabilmente non dovrei stupirmi, dal momento che stiamo parlando di una realtà in cui per acquistare una pistola non serve né il porto d’armi né alcun permesso di sorta. Sappiamo che ormai in America la maggior parte delle famiglie tiene un’arma in casa, se non un piccolo arsenale, a scopo difensivo. E non parlo solo di taser o scacciacani. E siamo anche a conoscenza del fatto che recentemente la proposta di legge di Mr. Obama sulla regolamentazione del possesso d’armi e sull’estensione dei controlli è stata rigettata dal Senato. D’altronde il mercato degli armamenti è uno dei più floridi attualmente, milioni di dollari ruotano intorno agli appalti per le forniture e molti stati, compresa l’Italia, fondano buona parte della loro economia su aggeggi che sono destinati ad ammazzare qualcuno dall’altra parte del mondo. Perciò non c’è da meravigliarsi se le armi stanno raggiungendo contesti sempre più intimi e familiari.

Spulciando ancora il sito trovo una pagina in cui viene descritta l’azienda. Perlopiù si tratta della storia della fabbrica sin dall’inizio della produzione, ma proprio alla fine due righe catturano la mia attenzione: “Lo scopo della KSA (Keystar Sporting Arm) è infondere la sicurezza delle armi nelle menti dei giovani tiratori ed incoraggiarli ad acquisire la conoscenza e la considerazione che le attività di caccia e tiro richiedono e meritano.” In sostanza la convinzione dell’azienda è che il meglio per i bambini sia imparare fin da piccoli il rispetto e l’amore per le armi. Quello che mi lascia perplessa è il fatto che ad oggi in certe zone del mondo alcuni bambini siano costretti ad abbandonare la loro vita per combattere una guerra che non è la loro, mentre qui altri ragazzini sono allegramente incoraggiati ad imparare ad imbracciare un fucile sin dalla più tenera età. Trovo che sia un errore madornale educare i bambini ad apprezzare la violenza come se essa fosse qualcosa di divertente ed educativo. A causa di questo una bambina di appena 2 anni è morta, mentre suo fratello crescerà rovinato dalla consapevolezza di ciò che ha fatto.

Sono eventi come questi che strappano letteralmente ai piccoli umani la loro infanzia e il loro diritto alla serenità. Come posso essere felici se rischiano la vita o mettono in pericolo quella di altri solo perché gli adulti che li circondano sono troppo ottusi e irresponsabili per accorgersi di ciò che stanno distruggendo?

Arianna Longo

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