Consumismo: siamo ciò che acquistiamo?

Consumismo: siamo ciò che acquistiamo?

Nelle aree industrializzate la pratica del consumismo tende ad avere una sempre più rapida diffusione, questo perché i ceti che un tempo erano circondati dalle privazioni, e che si limitavano alla mera sussistenza biologica hanno trovato, con l’aumento dei redditi, la possibilità di approcciare consumi voluttuari, in forza di un vero e proprio meccanismo psicologico di ripudio per quelle rinunce e ristrettezze alle quali erano abituati.

La gente non identifica più il risparmio come un dovere morale, esiste un’eccedenza perpetua di bisogni e consumi rispetto all’offerta di beni e servizi, in particolare nei sistemi industriali più avanzati. In questo clima può dunque porre le radici, l’aberrante concezione secondo cui la stima, la reputazione e la rispettabilità godute da un individuo sarebbero collegate alla pratica dell’ostentazione dei consumi più vistosi, oltre che onerosi.

Il consumo opulento non deriva più , quindi , da esigenze spontanee dell’individuo e non soddisfa in nessun modo bisogni naturali , ma dalla necessità di entrare a far parte di una élite di facoltosi, che dal canto suo cerca in ogni modo , adottando nuovi ed originali tipologie di consumo , di tenere alla larga dal proprio status sociale le classi di indigenti. L’appartenenza alla gente “bene” deriverebbe da una serie di indici , tra cui l’utilizzo di automobili prestanti , o una residenza nei quartieri alti della città , o persino dal semplice fatto di preferire uno sport costoso come il golf al ciclismo o al nuoto . Così facendo ai bisogni primari si sono sostituiti quelli secondari e sempre più persone potrebbero tranquillamente rinunciare a cibo ed acqua per poter sfoggiare abiti firmati o cellulari all’avanguardia creando così una sorta di distorsione dei consumi.

Non ci si limita a questo purtroppo , poiché sull’onda del consumismo, i giovani sono arrivati a preferire alla lettura svariati interessi , spesso seguiti non per voler proprio ma per quello della massa , e questo ha causato una grave carenza di cultura , humus propizio per lo sviluppo del germe dell’intolleranza e , nei casi più gravi, del disprezzo delle bellezze della vita, che ha portato le popolazioni ad assumere caratteristiche di piatto conformismo.

Noi sappiamo che un popolo che procede per imitazione non è affatto scaltro, ma schiavo di mode e consuetudini ad esso imposte; e diventa così una preda della disonesta pubblicità commerciale , della propaganda politica menzognera (che attecchisce in un clima di ignoranza generale) , sacrificando in definitiva la propria indipendenza a vantaggio di scaltri imbonitori, di mistificanti impostori, di demagoghi e manipolatori di coscienze. RIBELLIAMOCI!

(Roberto Boccucci)

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