La deforestazione in Amazzonia cala del 18%

La deforestazione in Amazzonia cala del 18%

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MILANO (Francesco Bongiorno) – Il dato emerge dall’analisi di 89 immagini scattate dai satelliti Landsat. L’indagine, condotta dall’Instituto Nacional de Pesquisas Espaciais (INPE), l’istituto nazionale brasiliano per la ricerca spaziale, rivela un calo significativo del suolo deforestato in Amazzonia nel 2014 rispetto all’anno precedente. Il dato è sicuramente un successo ed è il risultato delle recenti politiche governative, di iniziative private, delle pressioni dei gruppi ambientalisti e anche dell’affinamento delle tecniche di controllo e monitoraggio.

Ciò non toglie che la deforestazione nella foresta amazzonica rimanga un grave problema. Pur considerato il grosso calo rispetto allo scorso anno, tra l’agosto 2013 e il luglio 2014 sono stati abbattuti alberi per un totale di circa 5000 chilometri quadrati, un’area grande quasi il doppio del Lussemburgo e di poco inferiore all’intera provincia di Roma.

Note: La foresta amazzonica contiene da sola la più grande quantità di foresta pluviale al mondo. Pratiche di deforestazione così intensive non solo stravolgono gli equilibri dell’ecosistema locale, mettendo a rischio la sopravvivenza di molte specie animali e popolazioni del posto, ma hanno un impatto notevole anche sulle emissioni di biossido di carbonio (anche CO2 o più comunemente anidride carbonica) del pianeta. Le foreste sono infatti un ottimo mezzo per contrastare l’aumento delle emissioni di biossido di carbonio (CO2), agevolando il raggiungimento degli obiettivi di riduzione delle emissioni. Se non si dovessero frenare le emissioni di CO2 a livello globale, è stimato che già intorno al 2030 la temperatura media del pianeta subirà un incremento di due gradi centigradi, e il livello delle acque si innalzerà di circa un metro. Le conseguenze potrebbero in un futuro non troppo lontano diventare ancora più preoccupanti. Non si pensi quindi che le sorti delle foreste in Amazzonia o in Indonesia, altro grande paese ricco di risorse ambientali, non siano affare di noi Europei, considerando oltretutto che, insieme a Cina in primis e quindi USA, siamo i principali emettitori di CO2.

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