Attualità

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Svezia, Malmö – (Salvatore Giordano) – La Svezia con le sue città verdi e piene di biciclette è da sempre una nazione sensibile ai problemi ambientali. Non fa eccezione la città di Malmö, con il suo quartiere denominato Bo01.

Un quartiere sostenibile sotto tutti i punti di vista, realizzato nell’ambito del Bo01-European Housing Expo del 2001, intitolato City of Tomorrow, autonomo dal punto di vista energetico e che mira alla costruzione di una “società intelligente”. Costruito nell’area denominata Vastra Hamnen (ovvero Porto Ovest), si sviluppa su una superficie di 120000mq sulla quale sono stati realizzati edifici che vanno da 1 a 6 piani d’altezza. l’unica eccezione è la Turning Torso, progettata dall’architetto Santiago Calatrava, che in virtù dei suoi 54 piani e 190 metri d’altezza costituisce l’elemento di riferimento per tutto il quartiere.

Ogni edificio è dotato di dispositivi che riducono il consumo idrico giornaliero pro capite e recuperano le acque grigie di scarico o quelle piovane per usi diversi da quello potabile, una volta filtrate o depurate.

I rifiuti alimentari provenienti da oltre 200 trituratori installati nei lavelli delle cucine vengono trasformati in biogas per l’energia elettrica e termica. Vi è inoltre un sistema sotterraneo di tubi  di aspirazione che portano i rifiuti direttamente alla periferia del quartiere dove vengono prelevati dai camion, si evita così il transito di questi ultimi all’interno del quartiere stesso.

Oltre alla realizzazione di 800 nuove abitazioni il progetto ha previsto la realizzazione di una centrale eolica situata a 3 Km dal quartiere che gli fornisce cira il 99% dell’energia necessaria. Il restante 1% viene prodotto da celle fotovoltaiche. Le abitazioni hanno un consumo energetico di 105 kW h/mq anno, vale a dire circa la metà della media delle altre abitazioni della città.

Per rispondere ai requisiti di eco sostenibilità del quartiere, in fase di progettazione, si è deciso di ridurre al minimo il traffico motivo per cui le poche strade carrabili sono riservate ai residenti, mentre all’ingresso del quartiere si ha un ampio parcheggio pubblico separato dalla zona residenziale da un corso d’acqua.

Il sistema ciclo-pedonale è quindi quello principalmente utilizzato e si avvale di piste ciclabili e lunghe passeggiate panoramiche. Ovviamente, i collegamenti con l’esterno sono assicurati da un sistema di trasporto pubblico le cui fermate sono disposte a non più di 300 metri di distanza da ogni settore del quartiere. Inoltre gli abitanti hanno la possibilità di prenotare via internet automobili elettriche o a gas, fornite da una compagnia energetica facente parte dei soggetti promotori del quartiere, che sono parcheggiate in un garage ad hoc che provvede a ricaricarle.

Gli edifici che affacciano lungo la banchina vanno a costituire un vero e proprio “limite”, hanno infatti il compito di proteggere l’insediamento dai venti invernali. Gli spazi pubblici e il verde, presente in diverse varianti, come ad esempio quella del parco lineare lungo il canale interno, servono a separare le attività terziarie dal resto dell’insediamento.

Realizzare tutto questo è stato possibile grazie al coinvolgimento dei cittadini nelle scelte progettuali, i quali quindi hanno contribuito alla costruzione dello spazio in cui vivono.

Tutto questo invita ad una riflessione, non possiamo pensare di realizzare case ecologiche, in classe A, se l’ambiente urbano resta inquinato. La lezione ci arriva ancora una volta dai nostri partner europei perchè l’eco-quartiere deve essere un progetto condiviso da amministrazioni comunali, urbanisti, tecnici, progettisti e abitanti, come è appunto avvenuto a Malmö ed in altre città europee.

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La pianta del sito – http://www.archnewsnow.com/features/images/Feature0034_02x.jpg
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Il plastico della zona di progetto – http://www.archnewsnow.com/features/images/Feature0034_03x.jpg

 

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Turning Torsohttp – //cdn.tempi.it/wp-content/tgallery/09_2014/turningtorso11.jpg

 

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Vista del corso d’acqua che attraversa il quartiere – http://karkula.com/media/product_images/Bo01_00.jpg

 

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Una vista di alcuni edifici – http://www.archnewsnow.com/features/images/Feature0034_05x.jpg

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La comunità internazionale osserva con crescente preoccupazione l’avanzata dello Stato Islamico in Libia. Su richiesta dell’Egitto, che in questi giorni ha lanciato un’offensiva aerea contro i jihadisti, si terrà nelle prossime ore una riunione di emergenza dei 15 membri del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.

La linea espressa in una nota congiunta dalle potenze occidentali è la ricerca di una soluzione politica all’escalation, il che non esclude a prescindere un intervento multilaterale nel quadro di una Risoluzione Onu. Il governo legittimo libico, che controlla ormai soltanto la regione di Tobruk, nell’est del Paese, spinge per un’azione decisa, che difficilmente riceverà già oggi il via libera.

Il clima di incertezza, determinato dalla riluttanza degli USA ad aprire un nuovo fronte nella guerra all’Isis, e da un momento non facile nei rapporti tra Russia e Occidente, sembra destinato a protrarsi per alcune settimane. D’altro canto, una qualunque decisione ( o non decisione) avrà in ogni caso delle conseguenze: a questo punto resta da capire non tanto quale sia la scelta giusta, quanto piuttosto quale sia la meno sbagliata.

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ROMA – Domani, sabato 31 gennaio, si terranno le votazioni decisive in parlamento per eleggere il nuovo presidente della repubblica, grazie al quorum che scende dai due terzi al 50% più uno. Il grande favorito è Sergio Mattarella, sostenuto del centrosinistra (Partito Democratico e SEL), ma su cui potrebbero convergere anche i voti dei centristi, di NCD di Alfano e degli ex-grillini. Ma chi è Sergio Mattarella?

Nato a Palermo 74 anni fa, è famoso per il Mattarellum, la legge elettorale che combinava collegi uninominali e proporzionale rimasta in vigore fino all’approvazione del Porcellum del leghista Calderoli. Entra in politica con la Democrazia Cristiana rinunciando alla carriera universitaria dopo l’omicidio da parte della mafia del fratello Piersanti, allora presidente della regione Sicilia. Eletto parlamentare nel 1983, viene inviato in Sicilia l’anno seguente per risanare il partito dopo gli scandali legati alle collusioni con la mafia. Nel 1990, mentre è ministro dell’istruzione nel governo De Mita, si dimette per protesta contro l’approvazione della legge Mammì, che sanava la posizione irregolare delle tre televisioni di Berlusconi, violando ancheuna direttiva comunitaria. Uscito indenne da tangentopoli, dopo il crollo della DC passa nei Popolari, che diventano poi Margherita, per poi essere tra i fondatori del Partito Democratico. Diventa ministro della difesa nel 1999 ed è il firmatario dell’abolizione della leva obbligatoria. Nel 2008 decide di non ricandidarsi al parlamento ed ritirarsi dalla politica. Nel 2011 viene eletto giudice della corte costituzionale e già nel 2013 Pierluigi Bersani propone il suo nome alla presidenza della repubblica.

Creata appositamente in occasione di Expo 2015, la piattaforma mira a essere un riferimento per i visitatori, soprattutto stranieri a giudicare dal nome, del nostro paese. Il ministro dei beni culturali Franceschini ne ha annunciato orgogliosamente la nascita sabato mattina a Palazzo Chigi insieme al ministro delle politiche agricole Maurizio Martina e il commissario Expo Giuseppe Sala.

Mostre, concerti, eventi per bambini, fiere, itinerari turistici, sono alcune delle categorie del sito, che vuole sfruttare la vetrina dell’Expo per dare una significativa spinta al settore del turismo e della cultura. Sono oltre mille le attività elencate, con un motore di ricerca che permette di selezionare in base alla categoria, il periodo e il luogo.

Sorprendentemente per il momento è disponibile solo la versione italiana, e ci si aspetta quindi che una versione internazionale quantomeno in inglese arrivi presto, come anticipato nello stesso sito.

Per quanto di base l’iniziativa sia interessante e di sicuro necessaria, non mancano le critiche. Straripanti su Twitter quelle relative al nome. Già, pare che Very Bello secondo la comunità del social sia un nome brutto. Speriamo che a fine anno i numeri, per il sito e per il turismo, la pensino in maniera diversa.

ATENE – Secondo gli exit-poll Syriza, partito di sinistra guidato da Alexis Tsipras, ha vinto le elezioni in Grecia e stando alle proiezioni si avvicinerebbe ad ottenere addirittura la maggioranza assoluta dei seggi parlamentari. Entrano nel parlamento ellenico anche i neonazisti di Alba Dorata, accreditati tra il 6,4% e l’8%, diventando il terzo partito del Paese. E’ questa la risposta dei cittadini greci ad anni di crisi economica e alle misure imposte dalla Troika (Commissione Europea, Banca Centrale Europea e Fondo Monetario Internazionale) per evitare il default.

La prima reazione ufficiale è quella del presidente della Bundesbank,  Jens Weidmann, che fa intendere la volontà tedesca di non cedere al dialogo, richiamando la Grecia al rispetto gli impegni internazionali prima ancora che il nuovo governo venga formato.

Ma questa vittoria rappresenta davvero un pericolo per l’euro? Nel programma elettorale di Tsipras non si parla mai di uscita dalla moneta unica e più del 70% dei Greci sono d’accordo con lui. Ci sono, invece, il taglio del debito da trattare con l’UE,  l’aumento delle pensioni e degli stipendi, il taglio delle tasse. Tutte misure che Syriza ritiene “emergenze umanitarie”, ma che significheranno un duro scontro con la Germania e il fronte europeo dell’austerità .

Fonte ANSA
Fonte ANSA

MILANO – Lo scorso 15 gennaio sono state liberate le due cooperanti italiane Greta Ramelli e Vanessa Marzullo, rapite in Siria il 31 luglio 2014. Da subito sono state aspre le polemiche sollevate da un parte dell’opinione pubblica sulla possibilità che ci sia stato il pagamento di un riscatto di 12-15 milioni di dollari da parte del governo italiano, nonostante il ministro degli esteri Paolo Gentiloni abbia categoricamente smentito questa eventualità.

Greta e Vanessa sono state senza dubbio avventate: dopo aver raccolto aiuti umanitari destinati ai bambini siriani, si sono recate da sole in Siria (attraversando clandestinamente il confine turco) per consegnarli ad un presunto attivista siriano conosciuto su internet. Secondo il quotidiano libanese Al-Akhbar, le due ragazze sono state in realtà attirate in una trappola, sequestrate e vendute ad un gruppo armato (non legato però allo Stato Islamico) con l’intento di richiedere poi un riscatto e uno scambio di prigionieri.

La vicenda resta comunque di difficile interpretazione: se da un lato le due ragazze si sono recate in una zona di guerra senza prendere alcuna precauzione, ignorando i suggerimenti delle istituzioni e senza comunicarlo alla Farnesina,  dall’altro si tratta di due volontarie italiane spinte da un intento umanitario e che si trovavano in pericolo di vita.

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Dal 1994 al 2000, Chérif e Saïd Kouachi hanno vissuto in un centro educativo à Treignac, un piccolo centro del sud ovest della Francia. Il responsabile educativo li descrive come dei “ragazzini inoffensivi”

“Due giovani senza storia”, così  sono definiti i due fratelli dall’educatore della casa-famiglia dove i due  hanno vissuto dal 1994 al 2000. Nel ’94 i due ragazzi, che allora avevano 12 e 14 anni, furono accolti nella struttura perché la loro madre malata e morta nell’anno successivo, non se ne poteva occupare.

“Siamo tutti sotto choc per questi avvenimenti. Non avremmo mai potuto immaginare che  questi ragazzi, perfettamente integrati potessero fare una cosa del genere” dice  Patrick Fournier, capo del servizio educativo in un’intervista al giornale locale “Le Populaire”.

Li descrive come “allegri e simpatici” due ragazzi che non hanno mai dato nessun problema, né di violenza né di fughe e non hanno mai fatto nessun tipo di rivendicazione religiosa. Erano perfettamente scolarizzati e giocavano nelle squadre di calcio locali, Saïd, il maggiore,  voleva diventare un calciatore professionista.

Chérif  era “ gentile e serio nel suo lavoro” testimonia un responsabile di un’agenzia di lavoro temporaneo in un’altra intervista. Quando aveva 29 anni, ha lavorato per 4 mesi come addetto alla vendita di pesce in un ipermercato.

 

fonte: http://www.lefigaro.fr

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La Grecia torna al voto a due anni e mezzo di distanza dalle ultime elezioni parlamentari, che avevano consegnato una risicata maggioranza ai partiti favorevoli alla prosecuzione delle politiche imposte dalla Troika. I mercati hanno reagito con ribassi fortissimi, l’euro si è ulteriormente indebolito rispetto al dollaro, i governi di tutta Europa guardano con apprensione agli sviluppi della campagna elettorale.

L’esito è incerto, ma Alexis Tsipras, leader del partito di sinistra Syriza, è in testa nei sondaggi e punta a ottenere il premio di maggioranza (50 seggi su 300) che potrebbe consentirgli di formare un governo. Un esecutivo, nelle dichiarazioni della vigilia, pronto a rinegoziare le condizioni imposte da BCE, Commissione Europea e FMI per l’erogazione di aiuti finanziari senza i quali la Grecia sarebbe stata costretta al default e all’uscita dalla moneta unica.

L’alternativa a Syriza è l’ingovernabilità, dal momento che il centrodestra del premier uscente Samaras non potrà contare sul sostegno di alleati forti come i socialisti del PASOK, sull’orlo dell’estinzione. In ogni caso, la data del 25 gennaio segnerà una svolta, dal momento che si potrà capire se, e fino a che punto, le pressioni internazionali sono in grado di determinare l’esito di libere elezioni: se il popolo greco sceglierà liberamente, accetterà la sfida di un salto nel buio; se, invece, si lascerà condizionare dai poteri che ne hanno di fatto commissariato l’economia, l’incubo dell’austerity continuerà. Senza scadenze elettorali.

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MILANO – Il primo gennaio 2015 la Lituania è entrata a far parte dell’unione monetaria europea, abbandonando il litas e adottando l’euro. Una decisione che sembrerebbe controcorrente, ma che è stata accolta con grande entusiasmo nella piccola repubblica baltica. Perché, invece, in Italia e non solo ci sono diversi importanti movimenti politici (primi fra tutti la Lega Nord e il Movimenti 5 Stelle) che riscuotono grande seguito, mettendo al centro delle proprie battaglie l’uscita dalla moneta unica?

Il successo dei partiti anti-euro si basa sul proporre una soluzione apparentemente semplice e rapida ai problemi economici che affliggono dall’inizio della crisi le famiglie italiane. L’equazione e disarmante nella sua semplicità: quando c’era la lira si stava meglio, il PIL cresceva e c’era meno disoccupazione; poco dopo l’entrata nell’euro la crescita si è arrestata, è iniziata la crisi economica ed esplosa la disoccupazione. La soluzione sarebbe quindi eliminare questo nemico esterno che ci causa così tanti problemi e tornare alla vecchia lira.

Questa tesi trova sostenitori non solo tra le fila di grillini e leghisti, ma anche in altri schieramenti di destra e sinistra e trova sponda in due economisti dissidentiAlberto Bagnai ed Emiliano Brancaccio, professori rispettivamente all’università di Pescara e all’università del Sannio. Quale sarebbe il principale vantaggio del ritorno alla sovranità monetaria? Il poter ricorrere alle cosiddette svalutazioni competitive: lasciare cioè che la nuova lira si svaluti, in modo da rendere economici i prodotti italiani venduti all’estero e ridurre il valore dell’altissimo debito pubblico.

Tralasciando i costi reali nel lungo periodo di una continua svalutazione (che potrebbe avere effetti positivi solo nel breve), sono moltissimi i danni che ricadrebbero sulle teste di ognuno:

  1. Le svalutazioni competitive quasi sempre falliscono perché anche gli altri Paesi rispondono svalutando allo stesso modo e loro monete e l’effetto finale è nullo.
  2. I prodotti italiani sarebbero più convenienti da esportare, ma le importazioni sarebbero molto più care, aumentando i conseguenza anche i costi di produzione e il prezzo finale.
  3. Una moneta debole significa pagare molto di più petrolio e gas, quindi aumenterebbero i costi per l’energia, già tra i più alti d’Europa.
  4. Con una lira svalutata, il debito pubblico varrebbe di meno, ma il 70% del nostro debito pubblico è in mano agli Italiani, quindi sarebbe come prelevare denaro con una tassa.
  5. Gran parte del debito pubblico è di proprietà di banche italiane: una sua svalutazione potrebbe causare fallimenti a catena, mettendo a rischio i risparmi di tutti.
  6. I debiti delle aziende italiane contratti con l’estero rimarrebbero in euro e sarebbe impossibile ripagarli con le nuove entrate in lire, molto più basse a causa della svalutazione, provocando fallimenti.
  7. Le aziende italiane varrebbero molto meno: potrebbero essere comprate con pochissimo da investitori stranieri grazie al cambio a loro favorevole.
  8. Svalutazione vuol dire inflazione e la tentazione per gli Stati di ripagare i debiti stampando moneta: tutti i propri risparmi perderebbero valore. L’inflazione è sempre una tassa occulta.
  9. L’annuncio di un ritorno alla lira spingerebbe tutti a una corsa agli sportelli per ritirare tutti i propri risparmi in euro (la conversione automatica in lire farebbe perdere valore, mentre gli euro potrebbero essere spesi in altri paesi): le banche non hanno contante disponibile per liquidare tutti i propri clienti contemporaneamente e di conseguenza ci sarebbero fallimenti a catena e scene da crisi del ’29.
  10. Una moneta forte come l’euro protegge i Paesi ad alto debito pubblico come il nostro: senza lo scudo della BCE lo spread non sarebbe a 124 punti base, ma rischierebbe far schizzare gli interessi a livelli greci o argentini, con il veloce collasso della finanza pubblica e la bancarotta dello Stato (che vuol dire: statali senza stipendio, servizi pubblici interrotti, nessuna garanzia sui risparmi).

Anche tornando alla lira senza voler svalutare artificialmente la moneta, gli effetti sarebbero gli stessi: è stato, infatti, stimato che la nuova lira perderebbe immediatamente il 30%-40% del valore che ha attualmente l’euro, rendendo utopistico un passaggio mantenendo un cambio 1 a 1.

Uscire dall’euro non ci conviene: la soluzione ai nostri problemi economici piuttosto sta nella competitività delle nostre imprese, nella liberalizzazione del mercato interno, nell’efficienza del sistema giudiziario, nella lotta alla corruzione, alle mafie e agli sprechi pubblici.
La Spagna, Paese affine al nostro anche se con un tessuto economico di base molto più debole, quest’anno è tornata a crescere – senza uscire dall’euro – dell’1,2% e nel 2015 il PIL salirà dell’1,7%.

FONTE IMMAGINE: scenarieconomici.it

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NAPOLI – La città di Napoli è da sempre percepita (e descritta dai media italiani e stranieri) come la città della delinquenza, la più pericolosa e insicura d’Italia. A sorprendere tutti arriva invece una ricerca condotta dalla rivista americana Business Insider, che ha stilato la classifica delle 50 metropoli più violente del mondo. Ad avere il triste primato è il Sud America, dove avvengono il 28% di tutti gli omicidi del pianeta, nonostante abbia solo il 9% della popolazione mondiale. Al primo posto c’è la città di San Pedro Sula in Honduras, con 169,3 omicidi ogni 100.000 abitanti, seguita da Acapulco in Messico e da Caracas, la capitale del Venezuela. Non ne escono bene nemmeno gli Stati Uniti, con 5 città in classifica tra cui New Orleans 17^ e Detroit 21^, con più di 50 uccisioni violente ogni 100.000 abitanti. Al di fuori del continente americano ci sono solo 3 città sudafricane, prima tra tutte la capitale, Cape Town.

E le città italiane? Non compaiono nemmeno in classifica. Il tasso medio di omicidi nel nostro paese è di 0,9 ogni 100.000 abitanti, inferiore anche a quello medio europeo di 1,2. Per quanto riguarda le grandi città, stando ai dati dell’Associazione Nazionale delle Forze di Polizia e dell’ISTAT, Napoli è solo la quarta in Italia per tasso di criminalità, dietro Milano, Torino e Roma.

FONTE FOTO: businessinsider.com

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Oggi  il mondo intero commemora la giornata internazionale contro la violenza sulle donne con iniziative che promuovono la sensibilizzazione  su questo tema. I drappi arancioni sulla facciata del Palazzo Municipale di Curti e...