Monthly Archives: febbraio 2016

scuola dell'infanzia

I bimbi sono pronti per la semina, c’è tutto ciò che occorre: Terriccio, semini, innaffiatoi, palette … e tanto, tanto entusiasmo!
image

image

Riempiamo le vaschette …

imageimage

seminiamo

image

imageimageimage

innaffiamo e adesso non ci resta che aspettare!

 

DSC01021

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

SCUOLA SECONDARIA DI 1° GRADO

Detective Story

Ero a scuola ed era un giorno comune come tanti… era tutto normale… come al solito… finché, alla 2^ ora accadde una cosa molto strana, ovvero che il Preside ci chiamò tutti in palestra per dirci che era stato commesso un furto e con voce rimproverante, alta e imponente ci disse che nessuno sarebbe potuto uscire dalla scuola finché il colpevole non fosse stato scoperto. L’oggetto rubato era il cellulare del preside. In palestra giravano strane voci che dicevano che il telefono era stato rubato da una ragazza di nome Stasy Dinchenson… qualcun altro invece credeva che il preside lo avesse nascosto apposta… ma in realtà tutto era strano! Io ed altri miei amici (Ruben, Larry e Katia) ci mettemmo all’opera per cercare il colpevole. Riesaminammo tutte le entrate e le uscite del preside quelle che aveva fatto in giornata… il preside era entrato come sempre un po’ prima della 1^ ora per controllare che tutto fosse in ordine e poi non era più uscito. Tramite le telecamere che aveva la scuola osservammo tutte le persone che erano entrate in palestra… fra cui… Stasy Dinchenson, Il Preside e la bidella Rosalinda. A quel punto io e i miei amici andammo ad interrogare Stasy Dinchenson. Ci recammo da lei e le facemmo molte domande. La prima domanda che le facemmo fu su cosa avesse fatto nel lasso di tempo fra le 8,15 e le 10,15 della giornata e la sua risposta fu molto generica ma un particolare rese la sua risposta rese la sua risposta completamente falsa! Lei disse che era stata entrambe le ore in classe ma in realtà le telecamere della scuola dicevano tutt’altro! Secondo le riprese Stasy era stata in palestra dalle 9,12 fino alle 9,22… che cosa aveva fatto in quei 10 minuti? E perché aveva mentito? Tutto era molto strano: le facemmo vedere le riprese e lei fece scena muta… altro indizio importante! Il preside era andato in palestra alle 9,15 e quindi doveva per forza averla vista e quindi incontrata… ma allora come poteva il preside non accorgersi di nulla? Ma fatto sta che alle 8,52 Rosalinda era in palestra per fare le pulizie e da lì non è uscita più! Ce ne andammo e lasciammo stare Stasy per un attimo e provammo ad interrogare Rosalinda! Rosalinda appena ci vide iniziò a scappare! E questo sì che era un indizio a nostro favore! Poi la raggiungemmo e senza che le facessimo alcuna domanda lei disse di essere stata tutto il tempo nei bagni della palestra a pulire poi scappò via! Così ci ritrovammo con Stasy e il suo alibi sospettoso e Rosalinda con il suo comportamento altrettanto sospettoso! Era il tutto allo stesso complicato ma anche così semplice! Esaminammo le registrazioni e notammo che mancava la registrazione numero 3! La registrazione in questione (ovvero quella della telecamera numero 3) veniva spesso sottovalutata per via della sua posizione ovvero sulla parte alta del tetto che riprendeva l’entrata delle scale di sicurezza (di emergenza)! Allora controllammo nel database della scuola e controllammo i dati delle registrazioni nel computer della scuola… ma niente! Non trovammo la ripresa numero 3! IL ladro però si era dimenticato una cosa molto importante! Si era dimenticato di cancellare i dati automatici delle riprese così entrammo della cartella numero 3 ed entrammo nel file numero 356 (l’ultimo) e notammo che un ragazzo di statura medio-bassa ed un po’ paffutello era entrato da quelle scale! Notammo un particolare molto importante: la scritta “CIAO” sulla maglietta del ragazzo! E solo Nicolas Las Visgas ne aveva una così! Noi eravamo sicuri che era stato lui perché dopo 36 minuti circa era uscito dalla palestra con uno sguardo losco e teneva in tasca un cellulare (lo si capiva perché la parte superiore del cellulare in questione sporgeva al di fuori della sua tasca). Allora ritornammo in palestra ed accusammo Nicolas! Tutti (compreso il Preside ascoltarono le nostre accuse) e Nicolas non seppe far altro che confessare! Il crimine era stato risolto… ma Rosalinda perché si è comportata in quel modo? E Stasy perché fece scena muta? A quel punto Rosalinda confessò che non era andata in bagno a pulire ma in realtà era andata a giocare a carte con il bidello Peppino! Mentre Stasy confessò di essere andata lì per vedere un film con il professore di educazione fisica! Beh… in realtà il furto era la cosa più normale che accadde in quella giornata!

Federica Boffola 2^ C

SCUOLA SECONDARIA DI 1° GRADO

Favola…

LE DOLOROSE BUGIE DEL PAVONE

In una cittadella di pavoni coraggiosi viveva un pavone vanitosissimo; vantava di essere forte e impavido ma non era così, e questo era il suo segreto. Un giorno il pavone venne scoperto e fu bandito dalla città perché era l’unico a non essere coraggioso. Arrivò in una foresta buia e iniziò ad avere paura, quando ad un certo punto sentì un rumore: il pavone sobbalzò, ma era solo un’innocua volpe.  La volpe era stata bandita anche lei dalla propria città perché, a differenza del pavone, era troppo coraggiosa per la sua città. Fecero amicizia, raccontandosi la loro vita, ma il pavone non raccontò alla volpe di essere un pavido, perché se ne vergognava. Quando si fece buio la volpe si addormentò subito mentre il pavone rimase sveglio per tutta la notte: era terrorizzato. Il mattino seguente si misero in viaggio, ma il pavone era stanco e spaventatissimo al pensiero dei pericoli che avrebbero potuto incontrare… e dopo poco cadde a terra; la volpe si spaventò e lo portò all’ombra di un albero. Quando il pavone si svegliò era molto confuso, si vergognava molto della sua debolezza, ma ancora non disse nulla. La volpe iniziò a insospettirsi… Continuarono il loro viaggio e nei giorni successivi il pavone era sempre più strano perché sapeva che la volpe aveva ormai capito che la notte non riusciva a dormire. Un giorno, finalmente, si decise a dire alla volpe la verità, ma quando le stava per confessare la sua viltà, la volpe gli disse: “Guarda, siamo quasi arrivati alla città degli animali liberi che sono stati banditi dalle loro città!”, e il pavone rispose: “Ma io volevo dirti una cosa importante!” e la volpe: “Tranquillo, me lo dirai in cammino”. Mentre stavano camminando il pavone non sapeva come confessare il suo segreto alla nuova amica perché la volpe parlava, parlava…non stava mai zitta! Quando si accamparono per la notte, la volpe restò sveglia per capire se aveva ragione e, in effetti, il pavone non dormiva ed era molto agitato, andava avanti e indietro, parlando con se stesso, dicendo continuamente: “Ho tanta paura…ho tanta paura! Mi vergogno di me stesso, ma non so proprio come fare! Ormai la volpe se ne sarà accorta…Che vergogna!”. Il mattino il pavone disse: “So che hai scoperto il mio segreto: sono un pavido ma voglio dimostrare a me stesso e a te che posso e voglio cambiare.” Il pavone, esplorando la zona dove si erano accampati, scoprì la caverna di un drago che era lì vicino e disse sfidandolo: “Ehi, cagnolino vieni fuori!” La volpe, terrorizzata, urlò:” Nooo! Scappaaaaa!!!”, ma non ebbe il tempo di finire di parlare che il drago uscì dalla caverna e lo afferrò per le sue bellissime penne, il pavone riuscì a divincolarsi e a fuggire, insieme alla volpe trovò rifugio in una tana tra le radici di un albero, purtroppo aveva perso tutte le sue stupende piume! Ma il pavone non si preoccupava più del suo aspetto quanto del suo onore e, dopo aver ripreso fiato,  iniziò a dire:” Volpe io…” e la volpe rispose:” Ho capito tutto, non sei stato sincero con me e per questo mi hai deluso!” Il pavone triste implorò:” Perdonami, volpe, sei la mia unica amica e ti prometto che non ti mentirò più!” La volpe allora rispose: “Va bene, ti perdono, ma che quest’esperienza ti serva da lezione!”

La morale della favola è che non si deve nascondere la verità agli amici, perché poi si pagheranno le conseguenze.

Antonia NUZZOLO classe 1^B

Fiaba…

LA PRINCIPESSA CHE NON VOLEVA SPOSARSIPRINCIPESSA

C’era una volta un re e una regina, in attesa della nascita di un erede che sarebbe arrivato a breve. Finalmente giunse il giorno tanto desiderato: la regina dava alla luce la principessina! La chiamarono Gioia perché appena nacque sorrise ai suoi genitori. Un giorno, quando la principessina era ormai cresciuta, i genitori le dissero: “Gioia, domani dobbiamo partire per andare a rendere omaggio al tuo nuovo cuginetto, figlio dei tuoi zii, sovrani della Finlandia. Il viaggio è lungo e tu non sei ancora pronta a lasciare per molto tempo il castello. Ma non rimarrai sola, trascorrerai questo periodo con una persona fidata.” La principessa fu lasciata ad una donna del paese che aveva due figli. In un primo periodo la fanciulla si trovò bene, i due ragazzi erano molto attenti e affettuosi, poi cominciarono ad essere troppo presenti senza lasciarla un minuto in pace. Litigavano per tutto, pur di stare accanto alla principessa; litigavano persino per chi si alzava prima per dare il buongiorno mattutino alla fanciulla. Un giorno la principessa, stanca di tante attenzioni, decise di dirlo alla donna che le rispose in malo modo: “Fai silenzio! In questa casa comando io e per me non sei una principessa!” Allora la fanciulla durante la notte scappò via, rifugiandosi nel bosco incantato. La ragazza si sentiva sola e indifesa ed aveva molta paura; sentiva strani rumori e, spaventata, si addormentò in una caverna fredda e buia cercando di ripararsi dai pericoli della foresta. Il mattino seguente si incamminò inoltrandosi nel bosco, ma all’improvviso sentì il galoppo di un cavallo: era uno dei due fratelli che le ordinò di tornare indietro, per sposare obbligarla a sposare uno di loro due, questo era il piano della loro madre, per far sì che uno dei suoi figli diventasse il futuro re (secondo quanto stabiliva la legge vigente che non prevedeva una donna alla guida del regno), e lei stessa membro della famiglia reale. La fanciulla si oppose con tutte le sue forze, riuscì a far spaventare il cavallo che fuggì portando con sé il giovane che però perse la spada d’oro. Prima di scappare Gioia decise che le sarebbe stata utile, quindi la prese e fuggì via. Come sempre nella notte si rifugiò in una caverna ma stavolta si accorse che quella era la caverna del terribile drago del bosco incantato. Non era un drago normale, ma aveva la coda di drago, le ali di aquila e la testa di dinosauro; il re aveva provato più volte a ucciderlo ma senza successo. Allora la principessa prese la spada d’oro, si fece coraggio e combatte’ contro il drago; dopo un lungo combattimento, la vittoria fu di Gioia. Uscita dalla caverna si accorse che stava arrivando a galoppo il secondo fratello, che si era sempre dimostrato più sincero nei suoi confronti, il quale le disse di tornare a casa perché c’era una bella sorpresa per lei: erano tornati i suoi genitori! Il re e la regina riabbracciarono la figlia e, venuti a conoscenza dei cattivi propositi della donna, la bandirono insieme alla sua famiglia. Gioia, infine, raccontò ai suoi genitori della vittoria contro il drago e fu festa in tutto il paese per giorni e giorni; inoltre il re modificò la legge, stabilendo che anche una donna poteva governare un regno da sola, anche senza essere sposata.

Antonia NUZZOLO classe 1^B

scuola secondaria di 1° grado

Il nostro Istituto, come già lo scorso anno scolastico, offre agli alunni delle classi quinte della scuola primaria e a quelli della scuola secondaria di 1° grado la possibilità di ottenere un’attestazione delle proprie competenze nella lingua inglese tramite l’Ente Certificatore britannico Trinity College di Londra, che rilascia certificazioni riconosciute dal MIUR. L’insegnamento della lingua inglese mira a promuovere ed incoraggiare lo sviluppo delle abilità espressive e comunicative degli allievi e l’acquisizione di una competenza comunicativa che permetta loro di usare la lingua come efficace mezzo di comunicazione in contesti diversificati.

Il progetto nasce dall’esigenza di garantire ai ragazzi con una spiccata attitudine nella lingua straniera e un ampliamento e un miglioramento della competenza linguistica in lingua inglese al fine di una preparazione più approfondita.

L’esame Trinity di inglese orale fornisce un valido ed affidabile sistema di valutazione attraverso il quale l’insegnante, il candidato ed i genitori possono misurare lo sviluppo dell’acquisizione della competenza nella produzione e comprensione della lingua orale. Infatti esso misura tale competenza dal livello di principiante fino a quello della padronanza completa della lingua. Il quadro di riferimento della valutazione è il Quadro Comune Europeo, quindi il certificato è riconosciuto in tutta l’Europa.

Il corso di preparazione si prefigge di:

  • rafforzare le abilità audio-orali
  • rafforzare il livello di indipendenza nell’uso comunicativo della lingua
  • rafforzare le conoscenze grammaticali attraverso l’uso pratico
  • aumentare la motivazione.

L’idea di essere esaminati da un insegnante esterno di madrelingua è infatti un compito difficile. Gli alunni accettano la “sfida” con un conseguente aumento della loro motivazione allo studio. L’esame Trinity è inoltre motivante perché costruito attorno al candidato che partecipa attivamente al colloquio orale, proprio come accade in una conversazione reale “one to one”. La scelta del progetto nasce, infatti, dal bisogno di creare delle reali occasioni di uso della lingua straniera come mezzo di comunicazione e di potenziare negli alunni la competenza comunicativa, in modo che essi riescano ad affrontare uno scambio dialogico con un madrelingua in modo del tutto naturale.

Ogni lunedì pomeriggio aspettiamo i nostri alunni iscritti al corso nella sede di via Dante, 100 (Scuola secondaria di 1° grado)

 

 

 

 

scuola secondaria di 1° grado

LA METODOLOGIA CLIL – EMILE

La metodologia CLIL, acronimo inglese di “Content and Language Integrated Learning”, che in francese diventa EMILE, “Enseignement d’une Matière Intégré à une Langue Etrangère”, è l’apprendimento integrato di contenuti disciplinari in lingua straniera, nell’ultimo decennio ha assunto un ruolo di primo piano nella discussione pedagogica in Europa.

Una ragione fondamentale dell’importanza di tale ruolo è data dal fatto che oggi la Commissione Europea sostiene convintamente la condizione per cui ogni cittadino europeo dovrebbe parlare altre due lingue oltre alla lingua madre.

Molti paesi dell’Unione Europea hanno quindi introdotto, nei loro sistemi scolastici l’insegnamento di alcune discipline in una o più lingue straniere in quanto questa forma di apprendimento, combinando aspetti linguistici e disciplinari, persegue un doppio obiettivo. Questo approccio pedagogico, infatti, permette all’alunno, da una parte, di acquisire conoscenze in contenuti specifici del programma di studio e d’altra parte, di sviluppare competenze linguistiche in una lingua diversa dalla propria.

La globalizzazione degli affari, del commercio e dell’industria e la crescente mobilità delle persone rendono imperativo, per tutti, la conoscenza delle lingue straniere, al fine di assicurare una preparazione adeguata al mondo del lavoro in tutta l’Unione.

IL NOSTRO PROGETTO CLIL-EMILE

Il progetto prevede la realizzazione di un blog, in cui gli alunni posteranno, in lingua francese, il materiale didattico da essi stessi elaborato durante il modulo. La disciplina non linguistica interessata riguarda le scienze. Il topic/sujet si concentrerà sul tema dell’alimentazione legata al benessere, temi molto attuali a livello nazionale e locale.

Non mancheranno, infatti, riferimenti all’EXPO 2015 di Milano e alla realtà del nostro territorio, tristemente noto con il nome di “terra dei fuochi”.

INNOVATIVIÀ E RIPRODUCIBILITÀ DEL PROGETTO

Il progetto è innovativo perché quasi completamente on-line e del tutto riproducibile, perché tutti potranno accedere al blog ed usufruire dei materiali digitali presenti in esso, dalle lezioni create col powerpoint e/o col word, alle foto di cartelloni prodotti, alle mappe concettuali per meglio ricordare i concetti, ed altro ancora.

CONTESTO E SCUOLE CHE COSTITUISCONO LA RETE

Le scuole che costituiscono la rete sono tutti degli Istituti Comprensivi che agiscono nel territorio della provincia di Caserta:

1. Istituto Comprensivo  di Macerata Campania;

2. Istituto Comprensivo “Mameli” di Curti;

3. Istituto Comprensivo “Beethoven” di Casaluce;

4. Istituto Comprensivo “Gaglione”di Capodrise;

5. Istituto Comprensivo “De Amicis” di Succivo;

6. Istituto Comprensivo “Gallozzi” di S. Maria Capua Vetere.

Come purtroppo tutti sappiamo, la provincia di Caserta è una realtà  devastata dal tema dell’ambiente strettamente connesso a problemi di salute dovuti all’inquinamento del suolo e non solo, elemento cardine per la crescita dei nostri frutti. Da qui la tematica dell’alimentazione e di una campagna di invito a nutrirsi in maniera sana seguendo un corretto regime alimentare.

Tutti gli Istituti promuovono attività progettuali concernenti le tradizioni locali, l’educazione all’alimentazione, lo sport, il potenziamento delle lingue straniere e la legalità.

I docenti coinvolti nel progetto sono  quelli di lingua francese e di scienze che dal mese di marzo inizieranno a proporre, in 2 classi terze della scuola secondaria di primo grado, le lezioni usando la metodologia CLIL.

Il blog sul quale saranno pubblicati i materiali elaborati dagli alunni, man mano che verranno prodotti è al seguente indirizzo:

http://clil-emilealimentation.blogspot.it/

 

scuola secondaria di 1° grado

Il mistero della villa infestata

Claudio era un giovane biondo, bello, sensibile e amava andare a ballare; gli piacevano le ragazze e aveva tanti amici, che spesso lo prendevano affettuosamente in giro, perché era il più bello della compagnia.

 Mancavano poche settimane all’ultimo dell’anno e i sui amici lo invitarono a festeggiare in una villa fuori città, che per “caso” avevano affittato. Si diceva che quella villa era infestata da fantasmi…ma era solo una leggenda. Alcuni giorni prima Claudio e i sui amici iniziarono ad addobbarla a festa. Finalmente arrivò il giorno tanto atteso, quella sera c’erano molte persone alla festa e il divertimento fu tanto. Scattata la mezzanotte si spensero le luci, i ragazzi e Claudio videro qualcosa che li lasciò senza fiato… erano quattro figure azzurre, che giravano nella sala. Claudio si sentì sfiorare e vide davanti a sé la figura esile di una fanciulla piena di luce, che lo invitava ad uscire, lo pregava di andar via immediatamente, ma lui voleva rientrare per continuare la festa con i suoi amici…ma una folata di vento lo scaraventò fuori… Claudio spaventato fuggì. Confuso e stordito, vagò per un po’ senza meta e poi, come per magia, si ritrovò a casa sua, nel suo lettino.  Il giorno seguente aveva ricordi confusi, convinto di aver bevuto un po’ troppo alla festa, si alzò e andò al solito posto per incontrare gli amici, ma non trovò nessuno, allora si ricordò che la sera prima era successo qualcosa di molto strano, e, quindi impaurito, telefonò a tutti i suoi amici, ma tutte le chiamate furono vane; i numeri risultavano inesistenti. Ritornato a casa, preoccupato, trovò i genitori dei suoi compagni che cercavano spiegazioni da lui che era l’unico tornato a casa. Claudio, non potendo nascondere la verità, raccontò tutto ciò che era accaduto quella sera alla festa e di conseguenza chiamarono la polizia.  Claudio li condusse alla villa ma lì non c’era niente e nessuno. Le ricerche continuarono per mesi e mesi, ma i ragazzi non furono mai ritrovati, finché un giorno nelle cantine della villa furono rinvenuti degli scheletri di adulti e bambini, i resti vennero analizzati e così si scoprì che erano morti tre secoli prima, ma non fu trovata nessuna traccia dei ragazzi.  Claudio suggerì che c’era un’unica soluzione e cioè trascorrere la notte in quella villa, ma tutti si rifiutarono perché avevano troppa paura. Le famiglie dei ragazzi iniziarono a sospettare proprio di Claudio e si chiedevano come mai a lui non fosse successo nulla. Allora la polizia iniziò ad indagare su di lui; sottoposto agli interrogatori, non fu trovato niente contro di lui. Non poteva aver ucciso e occultato da solo tutti quei ragazzi in una sola notte. Di lì a poco Claudio e la sua famiglia decisero di trasferirsi in un’altra città, ma non dimenticò mai ciò che aveva vissuto.casa1

Si dice, però, che tutte le notti Claudio sogni la fanciulla immersa nella luce, e…chissà… che a lui, solo a lui, non abbia svelato il mistero di quella orribile tragedia.

Margherita VIGGIANO classe 2^B

 

Se fossi un fantasma…ritornerei per vederti un’ultima volta

Il 27 giugno 2005, giorno del quinto compleanno di mio fratello Giorgio, festeggiavamo a casa dei nonni, al rientro…per la strada una macchina ci stava per investire, io feci in tempo a spingere mio fratello dall’altra parte della strada, ma per me fu la fine. Mi ritrovai in uno stato confusionario…non capivo cosa mi fosse accaduto, guardavo la macchinina di mio fratello fra le mie mani e lui che veniva soccorso dai passanti, ma nessuno vedeva me che cercavo disperatamente di prendere mio fratello in braccio. Rimasi con la sua macchinina preferita vagando per le strade alla sua ricerca. Nella sera del decimo compleanno di Giorgio, mi ritrovai nei pressi della casa dove abitavo un tempo, ma non la trovavo. In quel momento vidi una mia vecchia amica e le dissi: “Ciao Diana, sai dove è andata ad abitare la mia famiglia?”, ma lei non mi vedeva, lì capii che ero morta; tentai in tutti i modi di farmi sentire ma non riuscii; ero disperata! Quella notte stessa, non so come, entrai nei suoi sogni, finalmente lei mi vedeva. Era paralizzata dalla paura! Le presi la mano   capire chi fossi, che ero io, la sua amica Costanza, e le dissi: “Voglio solo sapere dove vive la mia famiglia, voglio vedere mio fratello per l’ultima volta!” Mentre parlavo lei vedeva, come in un film, tutto ciò che era accaduto cinque anni prima. In quel momento lei si ricordò di me e mi disse: “Tuo fratello e la tua famiglia hanno cambiato casa da quando tu sei morta; loro non sono più gli stessi e tuo fratello è convinto che tu sia morta per colpa sua!”. Io le risposi: “L’unica cosa che mi è rimasta è la sua macchinina preferita e voglio andare da lui per restituirgliela e per vederlo un’unica volta ancora!”. Lei mi diede l’indirizzo e io andai. Aprì la porta proprio lui, non poteva certo vedermi, ma ebbe un sussulto, come se percepisse la mia presenza. In quell’ istante i nostri pensieri si fusero ed è come se io riuscissi a parlargli… lui poteva sentirmi, in qualche modo, lo accarezzai gli dissi: “Non è colpa tua, tu mi rendi molto orgogliosa di te, sei un bambino coraggioso e buono. Ti voglio tanto bene!”. Il suo viso si irrigò di lacrime…mi aveva sentito, ne ero sicura! bambinoLasciai la sua macchinina a terra, ma lui la prese e disse: “Voglio che la tenga tu, così ogni volta che la guardi ti ricorderai di me!” Aveva sentito, ero riuscita a fargli percepire la mia presenza ed il mio amore. Presi la macchinina, gli diedi un bacio sulla fronte ed andai…Finalmente potevo riposare in pace!

                                                                                Gabriela CARSTEA classe 2^B

 

I TRE FIORI

In una fredda serata d’autunno ero sola in casa, fuori pioveva a catinelle, i miei genitori erano andati in città per un weekend e mio fratello era rimasto a dormire a casa dei suoi amici. Ero seduto su una poltrona e ascoltavo la musica, d’un tratto sentii il campanello suonare, non avevo visite, i miei parenti non sarebbero venuti a quell’ora. Aprii la porta, era una signora ben vestita che mi disse: «Scusami cara, cerco un telefono per chiamare mio marito», ma io, non sapendo chi fosse, le risposi: «Non posso farla entrare in casa, signora, perché i miei genitori mi hanno insegnato a non aprire mai agli sconosciuti». La signora, insistendo, replicò: «Solo una telefonata!», così tra me e me pensai che se l’avessi trattenuta ancora sulla porta avrebbe finito per bagnarsi, pertanto la feci entrare, le offrii da mangiare e istintivamente le proposi: «Vuole dormire qui da me questa notte?», la donna sorridendomi mi rispose: «Sì, grazie, volentieri!». Si presentò: «Mi chiamo Adriana Enderstone», quel nome non mi era del tutto nuovo, ma non mi ci soffermai molto perché in quel momento avevo le idee confuse. Chiacchierammo un po’, ci facemmo compagnia e le raccontai di me, della mia famiglia e dei miei interessi, mentre lei non parlò mai di sé, poi ci addormentammo. Il mattino seguente, quando mi svegliai, lei non c’era più, ma aveva lasciato la sua giacca sul letto, nel taschino della giacca c’era un indirizzo, pensai che probabilmente era il suo e avrei potuto riportargliela. Questo pensiero mi riscaldò il cuore…ero stata bene con lei la sera prima. Un paio di giorni dopo seguii l’indirizzo ma mi ritrovai di fronte ad una casa abbandonata, chiesi alla vicina, che intanto innaffiava le piante del suo giardino, «Mi scusi signora saprebbe dirmi di chi è quella casa?» e lei mi rispose: «È della defunta Enderstone». Rimasi paralizzata da quello che mi disse, ma andai di persona a vedere sulla porta di chi fosse quella casa, c’era un silenzio assordante e sulla porta c’era scritto “Famiglia Enderstone”. I miei occhi rimasero fissi sulla scritta, il mio cuore batteva all’impazzata e in mente non facevo altro che pensare: «Chi ho ospitato a casa per una notte? Un fantasma?!». Intanto, tornai dalla signora con la quale avevo parlato prima per chiedere che cosa fosse accaduto alla famiglia Enderstone. La signora mi fece accomodare in casa e gentilmente mi raccontò la storia. La signora Enderstone era una bravissima persona, sempre dedita agli altri, faceva volontariato in ospedale e in orfanotrofio. Un giorno di cinque anni fa, mentre tornava dall’orfanotrofio della vicina città, fu sorpresa da un fortissimo temporale, pare che avesse cercato di chiedere aiuto, ma nessuno l’aveva soccorsa, gli abitanti del paese si erano chiusi in casa e sotto il rumore di tuoni e  fulmini, probabilmente non avevano neppure sentito il suo grido d’aiuto; non era neppure riuscita a fare una telefonata al marito che, preoccupato, uscì di casa nel bel mezzo del temporale, dirigendosi, purtroppo nella parte opposta del paese , rispetto a dove si trovava la moglie, e il mattino seguente fu ritrovato morto anche lui, colpito da un fulmine, mentre la signora era stata scaraventata in un burrone dal forte vento. Da allora si dice in paese che la signora Enderstone non riesce a trovare pace e ogni anno in una notte di temporale vaga per le vie in cerca di aiuto, perché lei ne aveva sempre doto tanto agli altri.  Tornai di corsa a casa, raccontai tutto ai miei genitori, ma loro non mi credettero, allora li presi per mano e li portai nella mia cameretta per mostrare loro la giacca. Era scomparsa, guardai nell’armadio ma nulla! Corsi alla casa abbandonata, la porta era aperta e quindi entrai. Tutte le luci erano accese come se vi abitasse qualcuno ed io ero consapevole che non ero sola in casa. Andai in cucina e vidi che sul fuoco c’era della carne che cuoceva, uscii dalla cucina e mi ritrovai in un lungo corridoio, urlando, dicevo: «Signora Enderstone, signora Enderstone!». Visitai tutte le stanze ma non trovai nessuno. Mentre stavo uscendo dalla casa sentii un rumore, mi voltai e la vidi. Sì, era proprio lei! Le chiesi :«Cosa vuole da me signora Enderstone?!» e lei mi rispose: «Un cuore generoso come il tuo merita un premio». Mi chiesi cosa stesse succedendo e scappai via. Tornai a casa salii in camera e mi chiusi dentro. Il mio cuore batteva così tanto…e i pensieri si sovrapponevano tra loro…ero davvero confusa. Dopo poco mi voltai per andare a riposare e trovai tre fiori sul letto con un biglietto che diceva:

“Per il tuo cuore ti regalo una rosa”ROSA

“Per la tua generosità ti regalo un tulipano”TULIPANO

“Per il tuo altruismo ti regalo una margherita”MARGHERITASono trascorsi due anni e i fiori non si sono ancora appassiti perché il mio cuore, la mia generosità e il mio altruismo non si sono ancora spenti! E, credo, mai si spegneranno!

Ines MEROLA    classe 2^ B

 

LO STUDENTE TRASPARENTE

In un normalissimo giorno di scuola arrivò un nuovo studente nella mia classe. Il suo nome era Selim. Era un ragazzo piuttosto basso di statura, con jeans blu molto stracciati e sfilacciati, una maglietta classica con sopra disegnato lo stemma dell’Inghilterra e un orologio. Aveva capelli neri e occhi marroni, all’apparenza sembrava simpatico anche se era un po’ permaloso. Io e il mio amico Giovanni ci mettemmo a chiacchierare con Selim e visto che ci era simpatico gli chiedemmo se si voleva sedere vicino a noi. Lui rispose di no perché non gli piaceva tanto il sole (visto che il nostro banco era vicino la finestra) e che voleva stare lontano dalla luce. Dopo scuola, Selim ci domandò se nel pomeriggio potevamo andare a casa sua a giocare con la play-station. Noi rispondemmo di sì e gli chiedemmo dove abitava. Lui rispose che abitava nel vecchio palazzo accanto alla piazza principale, ristrutturato da poco. Quel giorno andai a casa, mangiai in fretta e feci i compiti, dopodiché io e Giovanni ci incontrammo vicino alla piazza dove a fianco c’era la villa. Giovanni, mentre aspettavamo al citofono, rifletteva sul fatto che per aver una villa del genere dovevano aver speso una “barca” di soldi e io risposi di sì e che era davvero una villa da sogno. CASAMentre stavo dicendo questo, la porta si aprì; entrammo e notammo che la casa era completamente buia, salvo che poche finestre, ancora illuminate dalla luce del sole. All’improvviso la porta si chiuse e lì vedemmo Selim. << Venite in camera mia>>, ci disse, << Da questa parte, prego>>, e ci indicò la strada per la sua camera. << Selim, perché è tutto così buio?>>, gli chiesi, e lui rispose che non avevano sistemato ancora l’impianto delle luci ma la corrente elettrica c’era. Dopo un’ora o due, che giocavamo ad “Arma 3” e “GTA 5”, ci rendemmo conto che era tardi e che dovevamo andare.  <<Aspettate!>>, disse Selim un po’agitato, <<Voglio farvi vedere una cosa>>. Acconsentimmo e ci ritrovammo in una stanza completamente buia; lui entrò con noi e chiuse la porta a chiave accendendo le luci. Ciò che vedemmo era raccapricciante: uno scheletro riverso su una specie di cerchio spiritico. Eravamo terrorizzati! Chiedemmo spiegazioni a Selim e lui rispose che era una trasmutazione andata male. All’improvviso i suoi occhi diventarono di bragia e sulla bocca apparve un ghigno sinistro. Si avvicinava a noi con sguardo terribile mentre noi indietreggiavamo stupidamente nel cerchio. A quel punto non riuscimmo più a muoverci, eravamo in trappola! Con un filo di voce, gli chiesi chi fosse realmente. Mi rispose che in vita era stato un uomo avido di denaro, spietato e imbroglione; un giorno in un’osteria aveva incontrato un uomo che gli aveva offerto tutto l’oro del mondo in cambio di un prezzo molto alto. Egli non aveva resistito e aveva accettato, ritrovandosi imbrogliato dal demonio. Era così diventato uno spirito dannato. Ma un modo c’era per riprendere il suo corpo: sacrificare una o più vite a Satana. Lui ci aveva provato varie volte ma non aveva funzionato ed ora voleva usare noi per il rituale. Mentre ancora parlava… sotto di noi si aprì una voragine nel pavimento che ci stava risucchiando piano piano. Gridammo ma nessuno ci sentiva. Nel momento di panico, mi venne l’idea di schiacciare con il piede il gesso del cerchio per far fermare il rituale, e così feci. Funzionò, il vortice si fermò sotto i nostri piedi ma ricominciò nella parte della stanza dove si trovava Selim, e lo risucchiò. Noi corremmo fino all’uscita e vedemmo il palazzo sprofondare su se stesso in una enorme nuvola di fumo. Non raccontammo mai questa storia e diedero la colpa dello sprofondamento del palazzo alla ristrutturazione fatta male.  Da allora prima di andare a casa di qualcuno aspettiamo prima di conoscerlo bene.

Nicola MARIANO  Classe 2^ B

scuola dell'infanzia

IMG-20160212-WA0005

Il percorso didattico-educativo della scuola dell’infanzia predisposto per il mese di febbraio prevede la conoscenza degli elementi e delle caratteristiche relative alla stagione invernale, comprese le festività e le ricorrenze di tale periodo.

IMG-20160212-WA0001 IMG-20160212-WA0002

L’itinerario progettuale è stato attuato attraverso l’esplorazione e l’esperienza diretta, il contatto con la natura,  l’elaborazione di lavori grafico-pittorici  individuali nonché la produzione e l’allestimento di lavori di gruppo come quelli che vi mostriamo. IMG-20160212-WA0003IMG-20160211-WA0008

ULTIME NOTIZIE

0 359
Oggi  il mondo intero commemora la giornata internazionale contro la violenza sulle donne con iniziative che promuovono la sensibilizzazione  su questo tema. I drappi arancioni sulla facciata del Palazzo Municipale di Curti e...