La piccola guerra fredda

La piccola guerra fredda

Come il conflitto in Yemen interessi tutto il Medio Oriente

L’attuale conflitto scoppiato nello stato dello Yemen diversi mesi fa ha in realtà radici ed implicazioni ben più profonde di quelle che i mezzi di comunicazione vogliono farci credere. Non si tratta solamente di un semplice scontro tra Sunniti e Sciiti, simile ad altri scenari già visti in Iraq o in Siria con la guerra civile (nonostante la situazione siriana sia ben più accentuata); si tratta in realtà di uno scontro tra due grandi potenze regionali, l’Arabia Saudita, alleata degli Stati Uniti, e l’Iran, tradizionalmente più vicino all’Unione Sovietica e adesso alla Russia. Con questo capiamo come il caos yemenita influenzi ben più di qualche piccolo paese arabo sconosciuto ai più.
Per capire ciò, bisogna prima riassumere brevemente cosa è successo nelle ultime settimane.

Lo Yemen, come molti stati arabi (tra i quali la Libia), è diviso in moltissime tribù, una delle quali, gli Houthi, di stampo sciita, ha dato inizio a una vera e propria ribellione armata contro il governo centrale, conquistandone la capitale San’a e gli altri maggiori centri abitati del paese, costringendo il governo a fuggire in Arabia Saudita. È noto che sia l’Iran, principale centro dell’islamismo sciita nel mondo, a finanziare e ad armare i ribelli, in modo tale da destabilizzare il paese in funzione antisaudita. Dal canto loro invece, i Sauditi hanno sempre fatto di tutto per evitare che in Yemen ci fosse un governo stabile ed indipendente, finanziando spesso e volentieri Aqap (al-Qaeda nella penisola arabica); così facendo, l’Arabia Saudita, principale esportatore di petrolio mondiale, si assicurava il controllo sullo stretto di Bab el Mandeb, cruciale via di passaggio per il commercio dell’oro nero.

Obiettivamente, né Iran né i Sauditi hanno alcun interesse nello Yemen in sé, il loro vero obiettivo è di impedire che l’altro contendente se ne impossessi, e l’attuale crisi nel paese ha dato l’opportunità all’Iran per toglierlo dalla sfera d’influenza saudita. Questa situazione è inoltre aggravata da altri conflitti mediorientali; dalla caduta di Saddam Hussein, l’Iraq è passato ad essere molto più vicino agli Ayatollah (Iraniani) mentre la terribile guerra civile in Siria, tradizionale alleato dell’Iran, favorisce i Sauditi, che sperano nella caduta di al-Asad e nell’instaurazione di un governo filo sunnita. Sempre su scala regionale, si aggiunge anche il problema del fondamentalismo islamico. Lo Stato Islamico infatti minaccia sia l’Iran che l’Arabia Saudita; quest’ultima infatti, nonostante sia naturalmente sunnita, non può permettersi di avere un vicino pericoloso come l’IS, inoltre, nel tradizionale cinismo che caratterizza i Sauditi, ha sempre supportato gli estremisti islamici in altri paesi, come appunto l’IS (quando ancora non era ciò che conosciamo oggi), Aqap e i vari fronti Islamisti Siriani (al-Nusra), ma ha sempre impedito qualsiasi movimento simile nel proprio paese.

Su scala invece globale, è improbabile ma non impossibile che questo conflitto possa coinvolgere Russia e Stati Uniti, che si sono già scontrati per quanto riguarda lo scenario siriano, situazione che poi culminò con una vittoria diplomatica russa, che impedì alla NATO di intervenire. Come già detto in precedenza, le due grandi potenze globali supportano paesi diversi, a questo proposito ricordiamo che solo pochi giorni fa la Russia ha ricominciato a vendere missili all’Iran. Oltre a ciò, si aggiungono i vari scenari mediorientali in cui USA e Federazione Russa sono indirettamente coinvolti, Israele e Palestina, l’Egitto, il Libano, l’Iraq e si potrebbero aggiungere anche i paesi transcaucasici (Georgia, Armenia e Azerbaijan). È uno scenario per certi versi simile alla guerra del Vietnam, quando i due piccoli paesi del Vietnam del Nord e Vietnam del Sud erano in guerra tra loro e rispettivamente armati o addirittura supportati militarmente dalle superpotenze di Stati Uniti e Unione Sovietica (insieme anche alla Cina) a causa dell’importanza strategica di quella regione.

Capiamo così come la caotica situazione in Yemen, dove un gruppo di miliziani islamici controlla la maggior parte del paese, dove il presidente è fuggito, dove una coalizione guidata dall’Arabia saudita bombarda i suddetti miliziani che a loro volta sono finanziati dall’Iran, non sia affatto da sottovalutare, ed influenza anzi direttamente tutta la situazione geopolitica mediorientale, coinvolgendo indirettamente le grandi potenze mondiali che cercano di far valere i propri interessi nella regione.

Aldo Tonini

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