Monthly Archives: aprile 2015

fonte: venividivicis.us
fonte: venividivicis.us

Berlino e Atene sono diventate ,loro malgrado, le città simbolo di un’Europa divisa tra un Nord elegante e un Sud indebitato.

La città di Pericle e Platone ha dovuto faticare molto per adattarsi alla rigida disciplina dell’Unione Europea. Due città, due mondi: una ricca, nordica grigia, senza sbocchi sul mare, l’altra con il mare Egeo, piena di sole e alberi d’arancio.

Atene ha una visione del futuro nebulosa, mentre Berlino è pressoché indifferente a ciò che le può riservare l’avvenire. Sono l’Alfa e l’Omega dell’Europa moderna. Nella capitale greca abbiamo una totale disillusione nei confronti del sistema politico e i candidati possono vincere soltanto accordandosi con i leader dei gruppi di interesse che controllano i voti: spesso sulle schede elettorali il nome del candidato è già barrato. In Grecia la regola è, infatti, conoscere qualcuno … funziona così da sempre. Credono più nel contatto umano che nella correttezza di un’istituzione. La crisi economica mondiale ha messo in luce le spaccature economiche tra Nord e Sud.

I Tedeschi guadagnano il 50% in più dei Greci e hanno un prodotto interno lordo dieci volte maggiore. I primi hanno assunto il ruolo di leader, a differenza del paese ellenico, dove la crisi ha portato in superficie problemi di vario tipo. Il loro sistema di credito è imploso con conseguente fuga di capitali che sono finiti nelle casse tedesche ed il governo ha dovuto ottenere per questo i più imponenti prestiti della storia. La disoccupazione è balzata a livelli altissimi; la capitale è stata teatro di violente proteste. Tutt’ora, anche se il peggio è passato, in città c’è un clima di esasperazione.

Berlino invece si reinventa continuamente; è una città aperta che fa in modo che i giovani vivano e si esprimano liberamente. Il deficit annuo si sta riducendo e si incoraggia la nascita di nuove aziende anche se la forza del denaro minaccia di alterare il prezioso e unico tessuto sociale della città. Berlino prospera ora e, nonostante sia stata segnata dalla tragedia europea del Novecento, sta imparando a convivere con il suo doloroso passato.  Questa città era un vero mondo del potere, le lezioni della storia sono incise nella geografia urbana, nei suoi muri. Ora, questa capitale è animata dallo spirito di libertà del postcomunismo.

A Berlino spende il sole. Un po’ l’opposto di ciò che è accaduto ad Atene, dove l’ingresso in Europa aveva inaugurato un lungo periodo d’ottimismo anche con l’organizzazione delle Olimpiadi del 2005. Qui però la crisi dell’Euro è stato un durissimo colpo e hanno seguito sofferenze sociali e personali causate dal regime d’austerità.

Berlino prospera e Atene soffre e dubita dell’autorità e delle istituzioni.

In che modo resisteranno all’influenza sempre maggiore del mercato?

 (Maria Rita Cardinali)

Fonte immagine: venividivicis.us

Nelle aree industrializzate la pratica del consumismo tende ad avere una sempre più rapida diffusione, questo perché i ceti che un tempo erano circondati dalle privazioni, e che si limitavano alla mera sussistenza biologica hanno trovato, con l’aumento dei redditi, la possibilità di approcciare consumi voluttuari, in forza di un vero e proprio meccanismo psicologico di ripudio per quelle rinunce e ristrettezze alle quali erano abituati.

La gente non identifica più il risparmio come un dovere morale, esiste un’eccedenza perpetua di bisogni e consumi rispetto all’offerta di beni e servizi, in particolare nei sistemi industriali più avanzati. In questo clima può dunque porre le radici, l’aberrante concezione secondo cui la stima, la reputazione e la rispettabilità godute da un individuo sarebbero collegate alla pratica dell’ostentazione dei consumi più vistosi, oltre che onerosi.

Il consumo opulento non deriva più , quindi , da esigenze spontanee dell’individuo e non soddisfa in nessun modo bisogni naturali , ma dalla necessità di entrare a far parte di una élite di facoltosi, che dal canto suo cerca in ogni modo , adottando nuovi ed originali tipologie di consumo , di tenere alla larga dal proprio status sociale le classi di indigenti. L’appartenenza alla gente “bene” deriverebbe da una serie di indici , tra cui l’utilizzo di automobili prestanti , o una residenza nei quartieri alti della città , o persino dal semplice fatto di preferire uno sport costoso come il golf al ciclismo o al nuoto . Così facendo ai bisogni primari si sono sostituiti quelli secondari e sempre più persone potrebbero tranquillamente rinunciare a cibo ed acqua per poter sfoggiare abiti firmati o cellulari all’avanguardia creando così una sorta di distorsione dei consumi.

Non ci si limita a questo purtroppo , poiché sull’onda del consumismo, i giovani sono arrivati a preferire alla lettura svariati interessi , spesso seguiti non per voler proprio ma per quello della massa , e questo ha causato una grave carenza di cultura , humus propizio per lo sviluppo del germe dell’intolleranza e , nei casi più gravi, del disprezzo delle bellezze della vita, che ha portato le popolazioni ad assumere caratteristiche di piatto conformismo.

Noi sappiamo che un popolo che procede per imitazione non è affatto scaltro, ma schiavo di mode e consuetudini ad esso imposte; e diventa così una preda della disonesta pubblicità commerciale , della propaganda politica menzognera (che attecchisce in un clima di ignoranza generale) , sacrificando in definitiva la propria indipendenza a vantaggio di scaltri imbonitori, di mistificanti impostori, di demagoghi e manipolatori di coscienze. RIBELLIAMOCI!

(Roberto Boccucci)

Fonte: fanpop.com
Fonte: fanpop.com

Già dal nome possiamo capire quale fosse l’intento dei fondatori di questo gruppo che è passato alla storia. Nirvana, il raggiungimento dell’estremo piacere, il fine ultimo della vita, l’annullamento di ogni dolore. La band sceglie questo nome nel momento della formazione, nel 1987, un nome che ispira tranquillità e piacere. Scommetto che avrete sentito questo nome almeno una volta nella vita: che abbiate ascoltato uno dei loro fantastici brani in radio, che lo abbiate letto su qualche maglietta in giro, che ve l’abbiano accennato i vostri genitori parlando degli anni della loro gioventù. Nascono quasi per scherzo, sulla scia di un altro gruppo grunge-rock di Seattle, i Melvins. Tanto che nei primi tempi usano addirittura i loro strumenti. Dopo aver pubblicato il 45 giri “Love Buzz/Big Cheese” per l’etichetta simbolo della scena cittadina, la Sub Pop Records, i Nirvana esordiscono nel 1989 con Bleach. Già da questo disco si rivela l’animo e il ruolo fondamentale di Kurt Cobain. Il loro genere è nuovo, brillante, prorompente. Un’ unione di blues-rock, punk, hardcore e hard rock. Il 1991 è l’anno della svolta; la band giunge alla sua formazione definitiva che rimarrà nella storia: Kurt Cobain chitarra e voce, Dave Grohl alla batteria e Chris Novoselic al basso. In quest’anno i Nirvana compongono e pubblicano uno degli album destinati a passare nella storia infinita della musica: Nevermind. L’album che ha consacrato gloria eterna al gruppo. Un album carico di sensazioni, di energia, di protesta, di vita : una perfetta fusione fra musica esistenza , in grado di creare una simbiosi mitica fra artista e pubblico che tocca il suo apice nel singolo “Smell like teen spirit”, canzone che rimarrà negli annali a simboleggiare lo spirito, apatico e sarcastico, di un’intera generazione. Nel 1993 esce il loro ultimo e meraviglioso album: In utero; un mix di sentimenti contrastanti, rabbia e desolazione che si scontrano con urla energiche e vitali. Sembra quasi impossibile che nel giro di così pochi anni tre ragazzi siano riusciti a fare così tanta strada, tanto che pare inverosimile anche ai componenti del gruppo. Concerti, denaro, fama cambiano le loro vite. Quando si arriva ad un certo punto ci sono due tipi di reazioni: quella di coloro che apprezzano e amano la fama, la carriera che pur di rimanere in cima fanno di tutto; poi ci sono quelli che in un certo senso riflettendo arrivano alla conclusione che in fondo la fama e la carriera non sono così necessarie, o almeno non sono la cosa di cui ci si deve nutrire ogni giorno. Perché la fama in fondo è una droga; si inizia pian piano, si prova piacere, ma poi si diventa assuefatti e non si riesce mai più ad uscirne. Forse è proprio quest’enorme senso di responsabilità, di disprezzo per un mondo che non è sincero, non reale, disprezzo per i falsi sentimenti e l’opportunismo che caratterizzano il top che portano Kurt Cobain a togliersi la vita dopo giorni di completa solitudine nella sua casa il 5 aprile del 1994. Di Kurt Cobain, dopo la sua morte, ci sono restate le canzoni, i diari e l’immagine del suo viso delicato, fragile alle sporche leggi del mondo. Uscirà a breve un documentario-film inedito sulla storia di questo magico gruppo, soprattutto sul suo misterioso frontman. Il titolo è ‘’Montage of Heck’’ , diretto da Brett Morgan, raccogliendo anche testimonianze della figlia avuta da Cobain con Curtney Love, Frances Bean Cobain.

(Elena Consorti)

Fonte foto: fanpop.com

Non è certo la serie A, né la coppa del mondo, né tanto meno la Champions League: ma al torneo di calcio a 7 del R.Donatelli, impegno, carattere, cuore e sacrificio sono comunque una costante imprescindibile in ogni partita. Il torneo della nostra scuola non si delinea, infatti, come un semplice torneo “amichevole” in cui si trascorrono domeniche di sano e tranquillo sport , tra quattro chiacchiere e due risate. No, non è niente di tutto questo. La fame di vittoria, la voglia di fare una bella prestazione davanti agli altri, l’occasione per avere una sorta di “rivincita” con un ragazzo della classe avversaria che non ti è molto simpatico, attribuiscono ad ogni singola partita un valore ben più importante del semplice punteggio finale per la classifica del girone. In ogni singola sfida, infatti, emerge l’importanza (che alcune volte diventa necessità) di sintonia, unione, affiatamento che c’è in ogni classe…ed è questo il valore fondamentale! Più della tecnica, più delle qualità individuali, più di due buoni piedi: il vero valore in più che porta alla vittoria finale del torneo è sicuramente la “squadra” , intesa nel suo concetto base. Esempio eclatante e palese è il 4As attuale , protagonista l’anno scorso di un torneo strepitoso che li ha visti battere classi molto più forti e       favorite, come il 5B di Donati e Alabastri sconfitto in finale per 6-2.

E quest’anno? Sicuramente sarà difficile per la squadra di Piantoni e Vincenzi ripetere la perfetta stagione dell’anno scorso, visto che anche questa volta la concorrenza è veramente tanta e organizzata : il solito 5F che proverà nella sua ultima occasione disponibile a vincere la coppa finale ambita ormai da diversi anni, il 5B che cercherà di migliorare il risultato dell’ultima stagione che li ha visti fermarsi alle semifinali e poi tante altre valide squadre come il 5C, il 4E o il 4F. Importante citare anche le ” sorprese ” 2A e 2C protagoniste di una splendida fase a gironi e destinate sicuramente negli anni a maturare e a conquistare il trofeo di calcio della scuola: il 2A ,tuttavia, dovrà vedersela agli ottavi di finale con la corazzata 5F di Boninsegni e Nonni , mentre il 2C sfiderà il 3F in uno scontro sicuramente più equilibrato e avvincente. I sorteggi effettuati mercoledì scorso nel cortile della scuola hanno regalato inoltre altre due importanti partite , dal pronostico incerto : 4As-5C e 3As contro il 3C del capocannoniere del torneo Francesco Martone.

Gli altri ottavi di finale, 4F- 5A 5E-1E, 5B-3B e 4E-4A possono comunque regalare sorprese. Dalla squadra di Elenio Carletti, per la prima volta passata al turno successivo, a quella dell’unico primo rimasto in gioco: niente è ancora detto… e tutto è ancora da decidere!

Appuntamento quindi, questa domenica con le prime partite degli ottavi alla Passpartout.

(Lorenzo Venturi)

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