Mai fermarsi

Mai fermarsi

Voglio partire da qui. Da questa foto. Di un normalissimo ragazzo con un sorriso luminoso, autentico, spontaneo. Sembra un ragazzo solare, gentile pronto a darti una mano quando ce n’è bisogno. Ed infatti è così che lo descrivono. Si chiama Giancarlo Siani. Studia a Napoli, città delle contraddizioni, dei contrasti ed ha una passione: scrivere. Mentre frequenta l’università inizia a collaborare con giornali italiani: ”Osservatorio sulla Camorra” in un primo momento e poi “Il Mattino” per il quale diventa corrispondente da Torre Annunziata, presso la redazione di Castellamare di Stabia. Fin dall’inizio Giancarlo si dedica alla cronaca nera napoletana, analizza dettagliatamente la realtà che lo circonda e sui suoi articoli racconta quello che succede quotidianamente a Torre. Senza filtri, senza censure. Si impegna, é un ragazzo che va fino in fondo nelle cose, non si ferma all’apparenza ma cerca di capire i perché. I suoi articoli fanno di Giancarlo un giornalista “giornalista”: parla di camorra, di corruzione, di droga, di territori dove lo Stato e l’Anti-Stato sono la stessa cosa. I suoi articoli fanno rumore, scuotono tutti a Torre Annunziata e dintorni. Non é un carabiniere, un poliziotto, un rappresentante della giustizia eppure indaga, fa chiarezza su vicende che sono tutto tranne che limpide e legali.

“Le persone per scegliere devono sapere, devono conoscere i fatti.” É per questo motivo che Giancarlo scrive, per far reagire chi non denuncia, chi é succube di questo sistema. É consapevole di andare contro chi comanda chi ha il potere ma quello é il suo lavoro e lo vuole fare al meglio. É determinato. Deciso.

Giancarlo non si é mai fermato. Neanche quando é stato ucciso il 23 Settembre 1985, a soli 26 anni. La goccia che ha fatto traboccare il vaso é l’articolo che ha scritto sull’arresto del boss di Torre, Valentino Gionta. Quest’ultimo é alleato di Lorenzo Nuvoletta, reggente dell’omonimo clan che rappresenta la frangia campana di cosa nostra. Nuvoletta ha problemi con un altro clan e la situazione sta degenerando in una vera e propria guerra, che puó provocare molte perdite. L’unico modo per risolvere “l’incomprensione” é eliminare Gionta. Ma Valentino é un alleato, spodestarlo vuol dire infrangere il codice d’ onore, così i Nuvoletta fanno una “discreta soffiata” ai Carabinieri rivelando loro dove si trova il capo camorrista di Torre Annunziata. Giancarlo scopre tutta la storia che c’è dietro la cattura da un suo amico Carabiniere e ci scrive un articolo che pubblica il 10 Giugno 1985. Succede il caos piú totale. Viene ucciso tre mesi dopo mentre stava tornando a casa, a bordo della sua Mehari verde.

Non voglio che con questo pezzo si venga a conoscenza dell’ennesima vittima della criminalità organizzata e che poi il suo nome venga scritto in quella lista piena di uomini e donne coraggiosi e lí dimenticato. Ma bisogna onorare il suo ed il loro ricordo. Parlare di queste persone eccezionali. Per quanto non ami particolarmente la filosofia, c’è una frase che mi ha colpito tantissimo quando l’ho letta a scuola: “Conoscere é ricordare”. A distanza di quasi 2300 anni questa affermazione di Platone é ancora attuale e rispecchia benissimo la realtà. Perché leggere libri, giornali sul sistema della criminalità organizzata vuol dire anche venire a conoscenza di coloro che non si sono fermati ma hanno continuato a denunciare, urlare la verità. Questi EROI vivono grazie al nostro ricordo. Sono il nostro esempio, non dobbiamo perdere ogni speranza ascoltando le loro storie. Non possiamo cambiare il mondo, ma possiamo decidere di reagire, di provare a sconfiggere questo cancro che si é annidato ovunque, e che é una delle cause per cui l’Italia si trova nella situazione attuale.

Raccontate a tutti le storie di queste persone che mai si sono fermate, arrese, ma hanno continuato nonostante tutto.

Andate e diffondete il verbo.

Benedetta Mazzieri

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